Il futuro nello svezzamento

Facciamo una riflessione sullo svezzamento e proviamo a cambiare punto di vista: oltre a chiederci quali siano gli alimenti più “sicuri” e adatti per il bambino, proviamo anche a pensare che lo svezzamento è una fase importantissima che svolge un ruolo fondamentale nella formazione del nuovo individuo, della sua coscienza ambientale ed etica e della scelte alimentari che gli verranno più spontanee da adulto!

Ci siamo mai chiesti quale educazione ambientale e quale educazione al gusto scorrerà nelle vene di un adulto che mangia le prime pappe in piatti di plastica, con il cucchiaino di silicone, pappe confezionate, standardizzate, prodotte a livello industriale, sciolte in un brodo di verdure liofilizzate?

Pensiamo al cervello di un bambino come ad una spugna che assorbe tutto, davvero tutto, dall’ambiente che lo circonda. Il bambino non sa nulla di questo mondo e impara a viverci osservando i genitori in primis (o chi si occupa di lui) e tutto l’ambiente intorno a lui.

Provate proprio ad immedesimarvi in un piccolo neonato che non ha idea di cosa sia il cibo e di come venga prodotto, conosce solo il seno della sua mamma o il biberon. Se gli facciamo conoscere gli alimenti solo attraverso baby food (pappe pronte, omogeneizzati, patatine per bambini, biscottini per bambini ecc.) il suo cervello imparerà che il cibo è quello, che arriva da una scatola/vasetto, che ha sempre lo stesso gusto, la stessa consistenza e che è già pronto così, in quella forma.

È vero, I baby food sono sicuri dal punto di vista igienico ma sono carenti di alcuni nutrienti come vitamine, minerali e antiossidanti, il gusto e la consistenza sono omologati, sempre uguali e privano i bambini di tutta quell’esperienza sensoriale che solo il cibo “vero” può dare, rendendoli più propensi a mangiare una certa varietà di alimenti anche da grandi. Inoltre mangiare cibi sempre uguali e confezionati non permette ai bimbi di sviluppare al meglio le loro abilità motorie e potrebbe esporli, quando saranno più grandicelli, ad una maggiore selettività alimentare. Infatti la fase dello svezzamento viene definita come “fase esplorativa”, momento in cui tutto viene portato alla bocca per scoperta e quindi per il bambino sarà più semplice provare cibi nuovi in questo momento della sua vita, a differenza della fase successiva (dai 18-24 mesi) caratterizzata da più diffidenza e minor propensione per il “nuovo”.

Non si tratta di usare un baby food ogni tanto: sappiamo bene noi mamme quanto sia difficile barcamenarsi nelle varie faccende e, qualche volta, un cibo confezionato può essere utile, non solo nelle giornate piene ma anche ad esempio durante i viaggi. L’importante è che non sia la norma e, quando necessari, scegliere prodotti comunque di qualità (possibilmente biologici, senza zuccheri) come ad esempio un “fruttino” di sola frutta, omogeneizzati di lenticchie, muesli per bimbi dai 6 mesi in su, ecc.

Un’altra tendenza di noi genitori è di usare distrazioni durante il pasto (tv, tablet, giochi, aeroplanino ecc.) per farli mangiare: il bimbo imparerà a mettere da parte il suo istinto naturale del senso di sazietà e di autoregolazione. Inoltre, da non sottovalutare, i primi approcci al cibo e in generale quello che insegniamo dalla nascita fino all’adolescenza e oltre, determina il rapporto con il cibo da adulti. Le distrazioni, le frasi che accompagnano il pasto, le regole e l’esempio che diamo formano nel suo complesso l’individuo. Giusto per fare un esempio obbligare un bimbo a finire il piatto o imboccarlo distraendolo con un gioco gli insegnerà a non dare ascolto alla sazietà e lo porterà a mangiare senza fame anche da grande o ancora, dargli del cibo (es. dolci) come premio per un comportamento o per consolarlo lo addestrerà a usare il cibo come compensazione delle emozioni e dei suoi bisogni (quanti di noi adulti mangiano in eccesso per noia, rabbia, ansia, solitudine o per la compagnia?).

Oggi sappiamo che i primi 1000 giorni di vita sono un momento cruciale per lo sviluppo poiché diversi fattori epigenetici che avvengono in questo periodo possono influenzare la salute fisica, emotiva e socio-emozionale futura. Alla luce di tutto ciò capiamo che svezzare un individuo è una grande responsabilità (che, comprensibilmente, mette un po’ di ansia a noi mamme!), ma abbiamo l’occasione di trasmettere valori, etica e benessere.

Possiamo puntare molto sulla qualità del cibo, su come viene prodotto, sulla sua provenienza, sulle sostanze usate per coltivarlo, su come sono stati allevati gli animali da cui prendiamo latticini, uova ed eventualmente carne e pesce.

Insegniamo, ad esempio, al bimbo che la frutta la si prende dagli alberi e non dal supermercato (magari tenendo un albero da frutto in giardino o rivolgendoci a qualche azienda agricola), insegniamo che l’insalata si raccoglie da terra e non dalla busta, che il riso è un chicco e non una “scatola”, facciamogli sentire la consistenza del riso con una pappa fatta in casa (che risulterà granulosa e non liscia e omogenea), insegniamo che il latte è il nutrimento per il vitellino, che le uova escono dalla gallina, ecc.

Possiamo anche, con l’aiuto di testi appropriati, spiegare che le fonti del cibo di provenienza animale richiedono attenzione nella scelta della qualità e quantità: abbiamo oramai capito il forte impatto negativo, etico e ambientale degli allevamenti intensivi, che purtroppo non si è ancora tradotto in una legge di tutela verso il rispetto degli animali in primis, dell’ambiente e dell’uomo. Per i bambini, visto il modo cruento con cui viene trattato l’ animale la scelta di diventare vegetariano sarebbe immediata ma forse anche per tanti adulti, se si dovessero procacciare la carne direttamente.

Prepariamo il cibo davanti a loro in modo che possano vedere la trasformazione degli alimenti e man mano che crescono coinvolgiamoli sempre di più nelle mansioni di cucina.

Apparentemente questo “lavoro” può sembrare davvero molto difficile. Il consiglio è di iniziare il prima possibile, anche pre concepimento, a migliorare la propria alimentazione e stile di vita, in modo che diventi automatico. Se questo non è possibile niente paura: non è mai troppo tardi per iniziare e anzi, lo svezzamento può essere una bella occasione per cambiare la dieta di tutta la famiglia, un passo alla volta, partendo da piccoli ma importanti cambiamenti.

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