Giugno 9, 2025 / Articoli
L’estate sta arrivando: la corsa alla “prova costume”
L’estate è alle porte e ritorna a farsi sentire la frase che terrorizza ogni Nutrizionista: “Devo superare la prova costume!”. Tralasciando il fatto che, se andate dal nutrizionista a Maggio e gli fate questa richiesta forse non state cercando un nutrizionista ma un mago, se questa frase continua a risuonare nei nostri studi, purtroppo vuol dire che dobbiamo lavorare ancora molto in ambito di educazione alimentare.
Quante volte, in questo periodo, abbiamo sentito parlare di approcci alimentari più o meno bislacchi, messi in pratica arbitrariamente e in maniera del tutto antiscientifica? Ci si sottopone a diete ipocaloriche all’estremo pensando ancora che per dimagrire bisogna fare la fame, diete “social”, diete “sgonfianti”, diete per perdere grasso in zone specifiche (spolier: non esiste la dieta che fa perdere grasso in maniera localizzata) e chi più ne ha più ne metta. Tra l’altro questi termini sono spesso specchietti per le allodole, studiati apposta per fare breccia sulle nostre debolezze. Si tratta di sistemi che non sono accettati dalla comunità scientifica, ma che magari sono stati letti su riviste di tendenza o peggio sentiti da qualche influencer dal fisico statuario (che di sicuro non ha un fisico statuario perché fa “la dieta del limone”, ma ci tiene a farvi credere che sia così) su tiktok o instagram.
A tal proposito la comunità scientifica, oltre a contestarne la capacità, sostiene che queste “diete” possano indurre varie carenze nutrizionali se protratte nel tempo o addirittura causare “rebound” in persone che hanno disturbi del comportamento alimentare latenti o conclamati. Un periodo “detox” può semmai co-adiuvare il nostro organismo se già la nostra alimentazione ha delle buone basi di partenza. In caso contrario è essenziale che il professionista sia in grado, prima di tutto, di mettere in atto un percorso volto alla rieducazione del paziente, partendo dal suo stile di vita, cosa non perseguibile in un mese con l’unico scopo della prova costume, retaggio deleterio derivante dalla “Diet Culture”. Se poi sono radicatele cattive abitudini e presenti “triggers” che inducono a compensare le emozioni sul cibo, tutto è più complesso e sarebbe utile un approccio più ampio che includa la Mindful eating.
Ricordiamoci che il nostro corpo ha già la magnifica capacità di auto-disintossicarsi, grazie al nostro fegato che fa proprio questo di “lavoro”. Possiamo senza dubbio dargli una mano con alimenti ricchi di fibre, vitamine, minerali ed altre sostanze antiossidanti che aiuteranno l’organismo a “purificarsi” pian piano ritrovando il giusto tono. Ma badate bene che tutti questi nutrienti sono già presenti in una alimentazione definita come sana e equilibrata.
Ad ogni modo c’è un concetto, propedeutico a qualsiasi “dieta detox”, che dobbiamo far nostro e a tal proposito ricordo quello che recitava un comunicato stampa del 30 gennaio 2015, ma sempre attuale, dell’Associazione Medici per l’Ambiente Italia (ISDE): “Non solo l’esposizione a pesticidi comporta gravi ed irreversibili alterazioni a carico dell’ambiente e della biodiversità, ma può anche correlarsi a gravi conseguenze sulla salute umana”.
Quindi, siccome il concetto di “detox” spesso si porta dietro alimenti come frutta e verdura, è bene ricordarsi che se per mettere in atto questa depurazione mi alimento con cibi coltivati con pesticidi e concimi chimici, purtroppo invece che detossificare, intossicherò il mio corpo.
Le conseguenze delle esposizioni a queste sostanze infatti possono essere causa di molte malattie che attanagliano il nostro secolo, come Arteriosclerosi, Parkinson e Cancro, per dirne solo alcune. Peggio ancora, se questi prodotti vengono assunti nel periodo embrio-fetale o nella prima infanzia, vanno ad aumentare il rischio di danni cerebrali e di malattie che possono manifestarsi anche nelle fasi più tardive della vita di un individuo.
Quindi ricordiamoci questi pochi punti fondamentali:
– Usare cereali, frutta e ortaggi coltivati in maniera non convenzionale/biologia, possibilmente locali
– Consumare prodotti di stagione che hanno meno necessità di pesticidi proprio perché crescono nel momento a loro più congeniale
– Consumare tranquillamente frutta e verdura il cui aspetto non rientra nei canoni estetici commerciali (nella maggior parte dei casi sarà più gustosa e sicuramente più sana)
Come ci ricorda una nota (per noi Nutrizionisti) revisione scientifica del 2015 dal titolo “Detox diets for toxin elimination and weight management: a critical review of the evidence” (A V Klein, H Kiat): “le diete detox sono strategie alimentari popolari che affermano di facilitare l’eliminazione delle tossine e la perdita di peso, promuovendo così la salute e il benessere. La presente revisione esamina se le diete detox siano necessarie, cosa comportano, se siano efficaci e se presentino dei pericoli. Sebbene l’industria detox stia prosperando, ci sono poche prove cliniche a sostegno dell’uso di queste diete. Alcuni studi clinici hanno dimostrato che le diete detox commerciali migliorano la disintossicazione del fegato ed eliminano i contaminanti organici persistenti dal corpo, sebbene questi studi siano ostacolati da metodologie difettose e da campioni di dimensioni ridotte […] Per quanto ne sappiamo, non sono stati condotti studi randomizzati controllati per valutare l’efficacia delle diete detox commerciali negli esseri umani. E’ un’area che merita attenzione affinché i consumatori possano essere informati dei potenziali benefici e rischi dei programmi di disintossicazione.”
Lo scopo di queste diete “last minute” è quindi quello di creare volontariamente un deficit di glucosio che costringe il corpo a generare energia alternativa, partendo dalle nostre riserve di grasso. Ma non deve essere vista come una scorciatoia per il benessere, le abitudini alimentari devono già essere sane e poi: non improvvisare! I protocolli di restrizione vanno valutati, semmai consigliati e eseguiti sotto stretto controllo di professionisti, in modo da poter selezionare l’approccio giusto in base al caso e di poter monitorare ed eventualmente modificare i parametri in base alle necessità, valutando la durata dell’intervento.
Non dimentichiamo che la differenza la fa creare delle buone abitudini di base che includano una alimentazione sana e sostenibile, una corretta attività fisica e un’idratazione ideale. Questo porta più facilmente a raggiungere una forma fisica sostenibile e rispettosa della propria natura, a lungo termine.


