Aprile 14, 2025 / Articoli
La selettività alimentare nei bambini: alcuni consigli pratici
La selettività alimentare nei bambini è un fenomeno piuttosto comune e può essere influenzato da fattori genetici, ambientali e anche evolutivi.
Prima di approfondire l’argomento, è utile distinguere tra due concetti spesso confusi ma diversi: la selettività alimentare e la neofobia alimentare.
Che cos’è la neofobia alimentare?
La neofobia alimentare è una fase fisiologica e naturale dello sviluppo del bambino, definita come “la paura di mangiare cibi nuovi”. Si tratta di una forma di avversione di tipo sensoriale, caratterizzata dal rifiuto di assaggiare cibi sconosciuti a causa delle loro caratteristiche (colore, forma, consistenza, temperatura, sapore…).
È del tutto normale e si manifesta generalmente tra i 18 mesi e i 5-6 anni, per poi attenuarsi gradualmente fino a stabilizzarsi nell’età adulta. In realtà, la neofobia ha una funzione evolutiva importante: rappresenta un meccanismo di difesa che protegge i bambini dal rischio di ingerire cibi potenzialmente pericolosi.
Pensiamo ai nostri antenati: un bambino piccolo che iniziava a muoversi autonomamente, ma non era ancora in grado di distinguere cosa fosse sicuro mangiare, poteva mettere a rischio la propria vita. In questo contesto, una diffidenza verso i cibi nuovi, soprattutto quelli amari o di colori accesi come il verde e il rosso, poteva letteralmente salvarlo.
Questa “allerta naturale” oggi non è più necessaria, ma può essere ancora molto presente in molti bambini. Con il tempo, questo allarme si spegne o si riduce: se il bambino viene accompagnato con pazienza e positività in questa fase, svilupperà una maggiore apertura verso una varietà di alimenti.
Sviluppo cognitivo e selettività
Nel periodo che va dai 18 ai 36 mesi, il bambino attraversa una fase di sviluppo cognitivo fondamentale: inizia ad affermare la propria autonomia e identità, anche attraverso le sue scelte alimentari.
Durante questa fase:
• Il bambino comincia a categorizzare gli alimenti, distinguendo quelli che gli piacciono da quelli che rifiuta.
• Si riduce la fase esplorativa orale tipica dello svezzamento, in cui tutto veniva portato alla bocca per scoperta.
• Si manifesta una certa diffidenza verso nuovi cibi, e spesso sono necessarie ripetute esposizioni prima che un alimento venga accettato.
• Avviene anche un rallentamento della crescita (intorno ai 2 anni), che porta a una riduzione fisiologica della fame.
Tutti questi fattori, uniti alla neofobia, possono far sì che il bambino “mangi meno e in modo meno vario”.
Come gestire questa fase?
Conoscere questa fase e riconoscerla come normale e transitoria è fondamentale. Gli studi dimostrano che, se ben accompagnato, il bambino supera spontaneamente questa fase intorno ai 5-6 anni.
Tuttavia, se qualcosa in questo percorso non funziona (ad esempio per via del temperamento del bambino o delle modalità di risposta degli adulti), la neofobia può evolvere in una vera e propria selettività alimentare che persiste nel tempo. In questi casi può essere utile rivolgersi a un professionista esperto in nutrizione pediatrica.
Caratteristiche della selettività alimentare:
• Colpisce circa il 14-20% dei bambini in età prescolare.
• Si manifesta con un consumo molto limitato di cibi (spesso simili tra loro) e rifiuto persistente di provarne di nuovi.
• Il rifiuto è spesso legato a caratteristiche sensoriali (gusto, odore, consistenza, colore…).
• Non sempre è presente una riduzione dell’apporto calorico, e la crescita può proseguire regolarmente (motivo per cui il problema può essere sottovalutato).
• Non si tratta di capricci: forzare il bambino ad assaggiare può peggiorare la situazione.
Altri segnali:
• Mangia solo pochi cibi “sicuri”
• Si distrae spesso durante i pasti
• È poco interessato al cibo
• I pasti durano molto
• Accetta alcuni alimenti solo se “nascosti” in altri piatti
• Si sazia molto presto
Cosa possiamo fare come adulti?
Può essere utile introdurre il principio della divisione delle responsabilità di Ellen Satter, secondo cui:
• Il genitore decide cosa, quando e dove si mangia.
• Il bambino decide se e quanto mangiare.
In questo modo, i genitori hanno la responsabilità di educare il bambino a un’alimentazione varia ed equilibrata, strutturando modalità e tempi dei pasti. Dall’altra parte, il bambino ha la libertà di scegliere se e quanto mangiare di ciò che viene proposto.
Inoltre, coinvolgere i bambini nella preparazione dei pasti può fare una grande differenza: manipolare gli ingredienti, esplorare consistenze e odori, vedere la trasformazione dei cibi può aiutarli a familiarizzare con essi.
Importante non è solo il risultato, ma il processo: stare insieme in cucina crea un’associazione positiva tra cibo, emozioni e relazioni. Cucinare con mamma, papà o con i nonni può trasformare l’approccio al cibo in un’esperienza piacevole e significativa.
La selettività alimentare a tavola quindi si può prevenire?
La risposta è sì! Ecco alcuni suggerimenti pratici per aiutare i bambini a sviluppare abitudini alimentari più aperte:
1. Rispettare il principio di divisione delle responsabilità di Ellen Satter: I genitori decidono cosa, quando e dove mangiare, mentre i bambini decidono se e quanto mangiare.
2. Condividere i pasti in famiglia: Mangiare insieme crea un ambiente positivo e favorisce l’interazione.
3. Esporre frequentemente lo stesso cibo in forme e ricette diverse: Questo aiuta i bambini a familiarizzare con nuovi alimenti e a trovare modi che possano piacere loro.
4. Favorire l’interazione e la manipolazione degli alimenti: Coinvolgere i bambini nella preparazione dei pasti può aumentare il loro interesse per il cibo.
5. Creare un clima sereno a tavola: Situazioni di stress o ansia possono influenzare l’appetito e le preferenze alimentari. Un ambiente tranquillo è fondamentale.
6. Stabilire una routine regolare per i pasti: Avere orari fissi per i pasti può aiutare i bambini a sentirsi più sicuri.
7. Utilizzare gli alimenti preferiti per introdurre nuovi cibi: Presentare nuovi alimenti accanto a quelli già amati, senza nasconderli, può incoraggiare l’apertura verso nuove esperienze gustative.
8. Prestare attenzione alla sensibilità alle texture: Alcuni bambini possono essere particolarmente sensibili a certe consistenze. Offrire cibi con diverse texture può aiutare a trovare quelli che piacciono di più.
9. Introdurre una terza persona neutrale: Avere un adulto diverso che si occupa dei pasti di tanto in tanto può rendere l’esperienza più interessante e meno carica di aspettative.
Infine si può strutturare un intervento di “avvicinamento al cibo”; in questo approccio, l’assaggio è l’ultimo passaggio e non l’unico obiettivo su cui focalizzarsi. È importante che il processo sia divertente e senza pressioni in questo modo il bambino/a inizierà a prendere confidenza con diversi alimenti non solo in cucina ma anche coinvolgendoli in attività come la cura di un orto domestico oppure visitando un’azienda agricola, facendogli scoprire così l’origine delle materie prime che poi mettiamo nel piatto.
Bibliografia:
• Gervasi I., A tavola senza battaglie, Red Edizioni, 2022.
• Gervasi.I., Mamma voglio la pasta in bianco.
• Pediatra Carla., La famiglia si fa a tavola, Edizione Sonda, 2022.
• Laura Della Ragione, Paola Antonelli., Le mani in pasta, Il pensiero scientifico, Editore,
2018.
• E. Satter., Secrets of Feeding a Healthy Family: How To Eat, How to Raise Good Eaters,
How to Cook


