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La ricerca della salute

Questa volta ho deciso di scrivere un post meno informativo-tecnico e più riflessivo, spinta dalle difficoltà comuni che riscontro durante le consulenze nutrizionali.

La maggior parte delle persone inizia il percorso nutrizionale carica di aspettative, entusiasmo e voglia di fare, di cambiare, tanto che si pensa di riuscire a fare TUTTO (alimentazione perfetta, attività fisica regolare, gestione dello stress, ecc.). Il più delle volte è proprio la persona stessa a richiedere una dieta più drastica, più impostata, nella speranza che così, subendo il “controllo” dall’esterno (cioè da parte del nutrizionista), si riuscirà a raggiungere il proprio obiettivo più facilmente.

Inevitabilmente poi, alla prima visita di controllo, la situazione si presenta molto diversa e le frasi tipiche sono:

“non sono stata/o brava/o”; “non sono riuscita/o a seguire”; “non ho avuto tempo per…”

“eeeeh non potevo dire di no a quella cena (o altra occasione)” ; “ho troppe cose da fare”

“è troppo difficile”

E così via…

Questo meccanismo non fa altro che creare un’enorme frustrazione, in primis nella persona stessa che non si sente capace, adeguata e inizia a pensare che “la dieta non fa per lei/lui” , percepisce un grande sforzo non accompagnato da un conseguente risultato e questo genera spesso rabbia, frustrazione e demotivazione.

E in secundis questa frustrazione spesso coinvolge anche il professionista (non solo nutrizionista ma anche altri professionisti della salute che devono prescrivere “compiti a casa”), che si impegna continuamente nello studio di nuove soluzioni/strategie o nella comunicazione, nella speranza di portare la persona a raggiungere il risultato (che nel nostro caso è il benessere) per vedere poi alla fine tutto il suo lavoro vanificato. In genere il paziente inizia a dire che la dieta (o altro trattamento) non funziona, disdice o rimanda continuamente gli appuntamenti e infine lascia perdere.

Quello su cui vorrei riflettere e far riflettere è che la salute (quella vera) è una ricerca, un percorso continuo, un impegno continuo e richiede tanta consapevolezza.

Purtroppo bisogna dirlo… il benessere, la serenità, non sono per tutti.

La malattia, il sintomo, i malesseri e i malumori vengono sempre per dirci qualcosa (es. non mi sto nutrendo bene, non mi muovo abbastanza o mi muovo troppo, non sto rispettando i miei bisogni, sto vivendo in un modo che non mi piace o non sento mio, ecc.). Non tutti siamo disposti a prendere consapevolezza del vero messaggio e soprattutto non tutti siamo disposti a mettere in atto i cambiamenti che servono, perché NON è facile!

La felicità e la salute non sono l’assenza di problemi o di malattia, avere il sorriso tutti i giorni o stare sempre sempre bene al massimo della forma, ma piuttosto si tratta di sentirsi in linea con se stessi, in grado di affrontare le difficoltà (seppur con dolore e impegno), coerenti con se stessi e con quello che si vuole, con le proprie priorità e filosofia di vita.

Siccome questo processo di introspezione ed evoluzione è duro, difficile, ci mette davanti alle nostre più profonde sofferenze/paure e ad affrontare scheletri nell’armadio tendiamo a nasconderci dietro un milione di scuse…

“non ho tempo”, “sono pigra/o”, “non ne vale la pena”, “tanto ormai…”, “ho troppi impegni”, “tanto non serve a nulla”, “non sono capace di… “ ecc.

A volte un cambiamento anche piccolo come cambiare un’abitudine alimentare può andare a toccare qualcosa di molto più profondo e lontano, innescando un cambiamento su un altro livello (inconscio). Ci può portare ad intaccare uno schema mentale ben radicato oppure a far emergere una paura profonda o un dolore, una nostra convinzione e spesso tocca meccanismi che derivano addirittura dalla nostra famiglia o dai nostri antenati. In ogni caso ci invita ad uscire da una zona di comfort.

Non esiste una pillola magica per risolvere i problemi e solo tu puoi davvero aiutare te stessa/o. il professionista può fornire strumenti, informazioni, consapevolezza, ma il vero cambiamento è nelle mani del paziente.

È più facile restare agganciati a vecchi schemi, abitudini, situazioni (spesso stiamo male nella vita che facciamo ma ci restiamo lo stesso perché il cambiamento fa più paura rispetto alla situazione attuale che è, se non altro, ben conosciuta).

Come possiamo aiutarci allora ad attuare un vero cambiamento?

Innanzitutto ci vuole gradualità, cioè fare un piccolo passo alla volta in modo da rendere tutto il nostro obiettivo molto più facile, spezzettato. Per stabilizzare il cambiamento dicono che ci vogliano almeno 21 giorni (tempo in cui si formano nuove connessioni cerebrali). Anche se in realtà è molto soggettivo (e dipende anche da quanto è difficile la nuova abitudine) decidere di attuare il primo passo per almeno 21 giorni può essere motivante e più facile rispetto a pensare che lo si dovrà fare per tutta la vita…

Un’altra cosa utile è darsi delle priorità: se sto vivendo un momento difficile della vita, ad esempio con bambini piccoli o genitori anziani da accudire e magari tanto lavoro è ovvio che non potrò pormi come obiettivo quello di partecipare alle olimpiadi! L’obiettivo dev’essere fattibile in questo preciso momento della vita, quindi ad esempio se stiamo vivendo una situazione stressante e complicata, a livello nutrizionale può essere utile anche solo fare un piccolo miglioramento come ad esempio mangiare un bel piatto di verdure crude prima del pasto oppure sostituire la pasta di farina 00 con quella integrale.

Attenzione a non circondarsi di persone che remano contro di noi, ma al contrario di persone che possano diventare nostre alleate durante il percorso, che possano dirci una parola di supporto oppure che abbiano già compiuto il percorso prima di noi e quindi si possano prendere come esempio.

Noto spesso che chi inizia il percorso da solo/a, con la famiglia contro, è poi costretto a “lottare” tutti i giorni anche solo per la preparazione dei pasti o per la spesa, dovendo magari cucinare pasti diversi per ogni componente della famiglia oppure dovendo consumare il proprio pasto sano davanti a figli che si abbuffano di patatine o biscotti…

In questi casi è essenziale prima di tutto comunicare con la propria famiglia e possibilmente prendere una decisione condivisa, in modo che tutti inizino assieme il cambiamento e se ciò non fosse possibile è, come dicevo, utile circondarsi di persone esterne che ci possano supportare nei momenti di sconforto.

E poi alla base c’è il voler davvero prendersi cura di sé, che non è scontato! Spesso per condizionamenti che abbiamo fin dalla prima infanzia pensiamo di non meritarci di stare davvero bene o mettiamo davanti a noi stessi tutte le altre persone (quindi in pratica non ci diamo priorità, cosa che capita moooolto di frequente alle mamme e a loro vorrei chiedere: se voi non state bene come potete prendervi cura della vostra famiglia??).

Per quanto riguarda l’autostima e il concedersi i propri bisogni io consiglio vivamente di fare un percorso di crescita personale con una figura dedicata (in base alla gravità della situazione) come ad esempio lo psicoterapeuta, il consuellor, il coach o qualsiasi figura vi faccia stare bene!

Per quanto mi riguarda, nelle varie fasi di cambiamento, mi sono stati utili sicuramente un sacco di libri e corsi, ma devo dire che senza la messa in pratica di quello che si impara, non si va molto lontano, quindi consiglio sempre di abbinare allo studio dei percorsi personalizzati che permettano di lavorare nello specifico su di se, tramite azioni concrete.

E non aspettatevi di fare un percorso e aver concluso… se anche si lavora molto su di se, in realtà non è mai finita!! :p

L’evoluzione è continua, finchè non moriamo (e chissà, magari continua anche dopo!), può esserci una fase di vita più felice di un’altra in cui magari ci si sente arrivati, ma poi succede sempre qualcosa che ci porta a fare un ulteriore step evolutivo.

Quindi abbiate fiducia in voi stessi e iniziate il cambiamento partendo da una piccola azione!