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Eritritolo

Negli ultimi decenni abbiamo assistito al diffondersi sul mercato di numerosi dolcificanti a basso o nullo contenuto calorico, sono utilizzati come ingredienti di bibite, prodotti da forno, caramelle e gomme da masticare, perché grazie al loro basso impatto sul contenuto calorico degli alimenti e sulla glicemia vengono visti come innocui ed anzi vantaggiosi per chi fatica a mantenere il proprio peso forma o per chi lotta con l’obesità o il diabete. Prima di essere immessi sul mercato ne è stata verificata la tossicità e stabilita la soglia (DGA: dose giornaliera accettabile). Già questo penso dovrebbe farci riflettere…non abbiamo una dose giornaliera accettabile per le mele o per la pasta, se esageriamo nel consumo il nostro corpo ce lo segnala!

Alcuni di questi dolcificanti vantano un’origine naturale come gli steviosidi della stevia e l’eritritolo, che si trova ora sulla cresta dell’onda per il suo utilizzo nella dieta chetogenica.

Negli ultimi anni, come riportato anche da un comunicato dell’OMS di maggio (1), si è fatta strada l’idea che molti di questi dolcificanti, a fronte di un contributo alla diminuzione del peso corporeo sul breve periodo, non siano altrettanto efficaci sul lungo periodo. Gli studi segnalano che non contribuiscono ad aiutare il controllo del peso corporeo, ma per contro possono aumentare l’incidenza di alcune patologie. In questo articolo mi occuperò di parlare dell’eritritolo per il quale le ricerche sono più recenti che per altri dolcificanti per i quali potete fare riferimento al documento OMS.(2)

Cos’è l’eritritolo

L’eritritolo da punto di vista chimico è un polialcol a quattro atomi di carbonio. Dell’eritritolo viene sottolineata la sua origine naturale perché è estratto, industrialmente, da zuccheri di vegetali sottoposti a processi di fermentazione batterica in specifici bioreattori. Oltre al fatto che ciò che poi usiamo è una sostanza pura, estratta (come lo è lo zucchero raffinato), senza il bagaglio di fibre, minerali e vitamine degli alimenti di origine, la sua estrazione non avviene maggiormente dalla frutta e dalla verdura come viene pubblicizzato, ma spesso dalla fermentazione del glucosio derivato da mais OGM oppure dalla fermentazione della paglia.

L’eritritolo viene prodotto nel nostro organismo?

Molto recentemente è stato scoperto che anche nel nostro organismo viene sintetizzato eritritolo a partire da un intermedio del ciclo dei Pentoso Fosfati (PPP) e per questo motivo possiamo trovare una certa quantità di eritritolo nel sangue di persone che non ne hanno fatto uso. Alcuni ricercatori già nel 2017 avevano notato una correlazione tra aumento di adiposità centrale e concentrazione ematica di eritritolo e di fruttosio (dolcificante da tempo conosciuto per favorire la sindrome metabolica). In questo studio non era stato indagato se l’aumento dell’eritritolo fosse dovuto alla sintesi endogena (nel nostro corpo) oppure da fonti alimentari esterne.(3)

Come viene metabolizzato nel corpo

La molecola dell’eritritolo è di dimensioni minori rispetto a quella degli altri dolcificanti e per questo motivo viene assorbito in modo più veloce e in quantità più elevata. Il vantaggio è che permanendo per breve tempo nell’intestino, alle dosi consigliate, tendenzialmente non provoca diarrea. Nell’arco delle 24 ore circa il 90% dell’eritritolo viene eliminato con l’urina. Dagli studi finora effettuati non è ancora ben chiaro se il restante 10% viene eliminato nel colon o metabolizzato all’interno del nostro organismo. La quota di eritritolo che viene a contatto con il microbiota intestinale non viene metabolizzata, ma studi su animali segnalano che dopo un periodo di assunzione prolungata il microbiota si adatta a metabolizzare anche l’eritritolo. Nell’uomo non sono ancora stati svolti studi a lungo termine sull’impatto sul microbiota dell’assunzione prolungata di eritritolo.

Ha un potere dolcificante fino al 75% dello zucchero tradizionale, eccezionale (sembra) la dose massima quotidiana consigliata (da chi lo vende) è di un grammo al giorno per kg di massa corporea, entro questi limiti, definiti dalla FDA su studi a breve termine, l’eritritolo non ha particolari controindicazioni…almeno a breve termine.

In realtà, già nel breve termine la sua assunzione non è priva di possibili effetti collaterali, può infatti causare diarreamal di testa e dolori allo stomaco in persone particolarmente sensibili o nel caso in cui venga assunto in dosi eccessive. (4)

Quali effetti si iniziano a riscontrare a lungo termine?

Come abbiamo visto inizialmente l’eritritolo è stato immesso sul mercato dalla FDA a fronte della mancanza di tossicità a breve termine. Osservando la salute generale delle persone che hanno assunto questo dolcificante per lungo tempo stanno però emergendo dati non troppo tranquillizzanti… Certo non è facile determinare a priori che effetti possa avere l’introduzione di sostanze chimiche, anche se di origine naturale, ma in concentrazioni decine o centinaia di volte maggiori a quelle che introdurremmo con l’alimento da cui viene estratta la sostanza, quali effetti inaspettati possa avere sul nostro corpo.

In particolare, ha sollevato molte polemiche un recente studio pubblicato su Nature Medicine dove i ricercatori hanno esaminato l’eritritolo e il rischio di malattia aterotrombotica. Ne è stato valutato l’effetto sia in studi non mirati, dove i pazienti erano stati arruolati per degli studi generici di metabolomica, una volta sottoposti a valutazione del rischio cardiaco (n = 1.157) i livelli circolanti di più edulcoranti poliolici, in particolare l’eritritolo, erano associati all’aumento dell’incidenza del rischio (3 anni) di eventi avversi cardiovascolari maggiori (MACE; comprendente morte o infarto miocardico non fatale o ictus). Successivamente sono state valutate anche analisi metabolomiche mirate in coorti di validazione indipendenti statunitensi (n = 2.149) ed europee (n = 833) di pazienti sottoposti a valutazione cardiaca elettiva e hanno confermato l’associazione tra elevati livelli ematici di eritritolo ed aumento dei MACE. Inoltre a livelli fisiologici, l’eritritolo ha potenziato la reattività piastrinica in vitro e la formazione di trombosi in vivo. Infine, in uno studio prospettico di intervento pilota, l’ingestione di eritritolo in volontari sani, anche se solo 8, ha indotto aumenti marcati e sostenuti dei livelli plasmatici di eritritolo ben al di sopra delle soglie associate all’aumento della reattività piastrinica e del potenziale di trombosi in vitro e studi in vivo. I ricercatori concludono che i risultati rivelano che l’eritritolo è sia associato all’aumento dell’incidenza del rischio MACE e sia a favorire un rischio di trombosi.(5)

Le polemiche sono scaturite dal fatto che lo studio ha trovato un’associazione tra alti livelli di eritritolo nel sangue e maggior incidenza di malattie cardiovascolare e non ancora una correlazione tra consumo di eritritolo e incidenza di malattie cardiovascolari. Tra l’altro i pazienti erano stati selezionati tra persone già con problemi cardiovascolari e quindi viene sottolineato che deve essere valutato il rischio per le persone sane e con studi randomizzati. …per i ricercatori e per gli organi competenti questi non sono risultati conclusivi, ma probabilmente molte persone, alla luce di questi dati, preferirebbero assumere un atteggiamento precauzionale e smettere di assumere questa sostanza fino al completamento delle ricerche.

I prodotti contenenti eritritolo vengono spesso consigliati proprio a persone per combattere l’obesità, il diabete o la sindrome metabolica, le stesse per cui si è segnalato un maggior rischio nell’insorgenza di problemi cardiocircolatori. Quindi chi tende a fare un uso massivo di questo sostituto è proprio chi ha maggiori rischi di effetti avversi.

Vale la pena utilizzarlo?

Questi dolcificanti, dal mio punto di vista, sono del tutto superflui, vengono pubblicizzati e suggeriti in sostituzione dello zucchero sottolineandone la non cariogenicità e il vantaggio di non far aumentare i livelli di glicemia e di insulina, vantaggi che si possono ottenere anche bevendo tè e caffè al naturale, consumando alimenti naturalmente dolci come la frutta, utilizzando alimenti che riducono l’incidenza delle carie come i cereali integrali, le verdure e i semi oleaginosi.

Personalmente trovo un controsenso considerare innocua una sostanza finché non c’è l’evidenza che sia dannosa. Il buonsenso (e anche il principio di precauzione) porterebbe a sospenderne l’uso appena emerge il sospetto per la salute, anche di fronte a dati statistici di tendenza, non ancora schiaccianti, oppure di fronte a dati, come nel caso dell’eritritolo, che segnalano una concomitanza tra valori elevati nel sangue e comparsa di problemi cardiovascolari, senza aspettare i risultati degli studi di correlazione tra il suo consumo alimentare e i danni alla salute. L’utilizzo andrebbe sospeso fino a quando non c’è la certezza che la sostanza sia innocua per la salute di tutta la popolazione…Poi ad ognuno le proprie conclusioni.

Dott.ssa Michela Trevisan

 

Bibliografia

  • Use of non-sugar sweeteners: WHO guideline – Overview – 15 May 2023
  • https://www.who.int/publications/i/item/9789240073616
  • Hootman, K.C.; Trezzi, J.P.; Kraemer, L.; Burwell, L.S.; Dong, X.; Guertin, K.A.; Jaeger, C.; Stover, P.J.; Hiller, K.; Cassano, P.A. Erythritol is a pentose-phosphate pathway metabolite and associated with adiposity gain in young adults. Proc. Natl. Acad. Sci. USA 2017, 114, E4233–E4240
  • Mazi, T.A.; Stanhope, K.L. Erythritol: An In-Depth Discussion of Its Potential to Be a Beneficial Dietary Component. Nutrients 2023, 15, 204. https://doi.org/10.3390/nu15010204
  • Witkowski, M., Nemet, I., Alamri, H. et al. The artificial sweetener erythritol and cardiovascular event risk. Nat Med 29, 710–718 (2023). https://doi.org/10.1038/s41591-023-02223-9