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Pasta per adulti o bambini?

Dopo l’allattamento viene naturale introdurre il più presto possibile i bambini alla tavola con i genitori, fratelli e famiglia allargata; negli ultimi anni alcuni pediatri suggeriscono anche l’autosvezzamento, dove ai bambini vene offerto da subito il cibo preparato per tutta la famiglia.

Ma ci troviamo però di fronte ad un problema che non avevamo messo in conto: nei supermercati viene venduto cibo per adulti, quello per bambini è in un reparto a parte (come emerge dai test effettuati dalla rivista “Il Salvagente”). Qui troviamo le farine precotte, la pastina, l’olio.. che a volte ci sembrano proposte eccessive, dettate solo dal business del mercato e ci viene da chiederci: “ma come, l’olio per i bambini, non va bene quello buono che usiamo noi a casa?”. E così potremmo pensare del riso per bambini, della pastina.

Al di là del fatto che in effetti gli alimenti per la prima infanzia fanno business, il problema è che gli alimenti per adulti potrebbero non andare bene per i nostri bambini (e non solo durante lo svezzamento) perché hanno, per legge, limiti di residui di sostanze tossiche più elevati, mentre negli alimenti venduti per la prima infanzia vi sono regole più restrittive sui residui di pesticidi, micotossine e altri inquinanti.

Per quanto riguarda i residui di pesticidi e altre sostanze che derivano dall’agricoltura ci si può rivolgere a prodotti dell’agricoltura biologica e biodinamica che per definizione questi prodotti non li usano.

Per quanto riguarda le micotossine invece, il problema è più complesso e la scelta del bio ci tutela in parte; ad esempio per quanto riguarda i latticini, non troviamo residui di pesticidi diserbanti ecc, perché le mucche vengono nutrite solo con prodotti biologici, ma in molti casi oltre a erba e fieno non contaminati, le mucche consumano anche granaglie biologiche, sotto forma di insilati, che non farebbero parte della dieta naturale della mucca ed inoltre potrebbero avere delle micotossine come contaminanti.

Infine, sempre sulle micotossine, studi del dott. Quaranta ex CNA di Roma, mostravano che comunque i valori nei prodotti biologici sono molto bassi e la loro presenza è più probabile nei grani moderni (come ad esempio il bolero, o nelle antiche varietà coltivate fuori zona: ad esempio la timilia coltivata nel centro o nord Italia).

Quindi ora avete qualche strumento per poter scegliere alimenti adatti per tutta la famiglia senza dare al bambino quelli per la prima infanzia che, pur preservandolo da qualche incidentale pericolo di contaminazione, possono abituarlo a sapori e consistenze industriali e lo abituano anche all’abitudine di mangiare diverso dal resto della famiglia.

Concluderei con una bella notizia e una riflessione: finalmente da parte dell’EFSA sono stati iniziate valutazioni del rischio da esposizione a pesticidi multipli, come potete leggere qui, e chissà che tra la coscienza crescente dei consumatori e le scoperte scientifiche, anche se troppo spesso al servizio delle industrie, la qualità del nostro cibo sul mercato cambi in fretta. Ma nel frattempo basterebbe che venissero applicati i limiti per i bambini per i residui di pesticidi, micotossine ed altre sostanze tossiche su tutto il cibo in commercio.

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