Semplicità

Un bell’obiettivo…personale…sociale…ambientale…

Parola che nell’ordine naturale delle cose sottende una bella complessità! (badaben…non complicazione!) pensate alla semplicità con cui le piante trasformano l’energia del sole in materia… Visto che in questa sede disquisiamo per lo più di alimentazione e del suo impatto (volontario o no) sull’ambiente in cui puoi ci ritroviamo a vivere, ma che significato possiamo dare a questa parola quando parliamo di cibo?

… a me piace mangiare cose semplici… disquisivamo con Roberto…

appena ho pronunciato questa frase mi è uscita una bella risata perché ha scoperto uno scenario vastissimo di riflessioni e di livelli di semplicità e complessità nella nostra società…

…dicevamo… per me cose semplici son le verdure appena raccolte dall’orto, un pezzo di formaggio di Manuela o di Giovanni…una fetta di pane fatto da me con la farina appena macinata del grano di Antonio, con la pasta madre di Agnese…cibo saporito a bassissimo impatto ambientale (soprattutto quando il pane è cotto nel forno a legna di Roberto…), scarti, quei pochissimi tutti compostabili…

 

Mi rendo conto però che per la maggior parte delle persone questo è un cibo complesso…dove procurarsi verdure appena raccolte? E il formaggio del casaro? Per fare il pane serve tempo e non parliamo di lavar e cucinar verdure…siam tutti di fretta…passiamo al supermercato e acquistiamo qualcosa di semplice…fino a qualche tempo fa era pasta e pomodoro (che già sottende fior fior di industria!), ma oggi fanno la parte del leone i piatti già pronti, da scaldare su e via…magari monoporzione che si mangiano direttamente nel contenitore senza nemmeno piatti da lavare…e la vita si semplifica…la nostra, forse, finché il conto non arriva tutto in una volta e ci troviamo ammalati noi e anche l’ambiente in cui viviamo. Le industrie che sosteniamo, i rifiuti che produciamo, la circolazioni di merci che passano dai produttori ai trasformatori, ai confezionatori, ai distributori….è difficile rendersene conto, ci si può fare un’idea leggendo Lawrence “Non c’è nell’etichetta”, Naomi Klein, Paolo C. Conti, M. Pollan ecc. ecc.

Certo che la scelta di cibo semplice come di parole semplici, come di gesti semplici sottende una bella complessità che, nel caso specifico del cibo, sta a noi decidere a chi caricarla…prendercela in carico subito noi dedicando un po’ di tempo ed energie nel “creare” il nostro cibo oppure fare gli struzzi, nascondere la testa sotto la sabbia degli impegni, delle mille cose da fare e lasciare come impronta del nostro pasto una scia di rifiuti più o meno occulti, un costo sociale ed anche una riduzione della qualità della nostra vita…

Il cibo “semplice” con un pedigree in cui non compaia chimica, in cui non compaia industria è a tutt’oggi una rarità…andate al primo negozietto di alimentari fuori casa o al primo supermercato…e riflettete un po’ su cosa vale veramente la pena di esser acquistato…semplicemente…

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