Mangiare o non mangiare i semi della frutta? Questo è il problema

Written by Melissa Finali on 7 maggio 2018 – 11:00 -

Qualche tempo fa io e gli altri NUPA ci siamo scambiati opinioni rispetto a quale sia il razionale scientifico nell’assumere determinati semi tramite l’alimentazione piuttosto che altri, scartati e eliminati nella pattumiera. Alcuni di noi sostenevano che, per esempio, si potessero consumare, in quantità adeguate, semi meno “inflazionati” come quelli di anguria, altri invece avevano qualche perplessità a riguardo a causa degli antinutrienti in essi presenti.

Così ci siamo ripromessi di analizzare meglio la questione, essendoci in giro informazioni contrastanti, e questo post è il risultato della ricerca.

Tra i semi che mangiamo senza porci tanti problemi ci sono quelli oleosi tipo zucca, girasole, lino, sesamo, canapa, etc piuttosto che la frutta secca quindi mandorle, noci, nocciole; anche i cereali e legumi sono semi, del resto. Va detto che anche questi semi contengono antinutrienti, come l’acido fitico, che non sono altro che molecole di cui hanno bisogno per proteggersi e che possono limitare l’assorbimento delle sostanze nutritive nell’uomo, per questo è importante saper trattare e preparare questi cibi (ad, esempio con l’ammollo per i legumi piuttosto che la cottura) e mangiarne quantità adeguate.

D’altra parte, ormai si conoscono abbondantemente i benefici di tutti i semi di cui sopra, quindi abbiamo deciso che l’attenzione dovesse andare a quelli che mediamente finiscono nell’umido, come i semi della frutta, di mela, pera, cocomero, etc.

In un’ottica di riutilizzo degli scarti, si possono usare per integrare la nostra alimentazione? In che quantità? E se davvero contengono antinutrienti, c’è un modo per trattarli in modo da allontanare il pericolo?

A tutti quanti sarà capitato di mangiare semi di uva o di anguria, più frequentemente accidentalmente o perchè togliere i semi dagli acini d’uva è un’impresa titanica. Penso che in questo caso nessuno sia finito in ospedale, tra l’alto pare che quelli di uva abbiano effetti antiossidanti ed aiutino contro il colesterolo e l’ipertensione. Quelli di anguria, d’altra parte, se masticati in grosse quantità, possono provocare episodi di diarrea, mentre senza esagerare possono aiutare nella stipsi. Sono ricchi di vitamina E e acidi grassi insaturi, per questo motivo alcune popolazioni asiatiche li fanno essiccare e poi li sbriciolano in zuppe e infusi. Si possono anche far seccare qualche giorno per poi togliere la cuticola nera esterna.

I semi di melograno invece fanno bene grazie a importanti dosi di vitamina A, B, C e K e diminuendo il colesterolo nel sangue, in alcuni paesi vengono utilizzati per creare dolci, come i Güllag turchi. La vitamina C è contenuta anche nei semi di mandarino: in medicina tradizionale cinese si usano per il trattamento di malattie infiammatorie proprio perchè, a differenza di altri agrumi, i semi del mandarino, anche se ingeriti o masticati, non fanno male ma apportano molte sostanze nutritive come l’acido oleico e linoleico (Al Juhaimi F, 2018).

Maggiore attenzione va invece riservata a semi di mela che contenendo amigdalina possono risultare addirittura tossici. Si tratta di una sostanza presente anche nei semi di ciliegio e albicocca che andrebbero perciò sempre eliminati, vista anche l’alta concentrazione di acido cianidrico, un potente veleno naturale. L’amigdalina è un composto glicosidico cianogenetco estremamente tossico quando sottoposto ad idrolisi enzimatica grazie alla quale libera acido cianidrico, la cui ingestione può provocare intossicazione ed avvelenamento di varia entità, in base alla mole ingerita. Si stima che la LD 50 (dose letale media) di acido cianidrico assunto per via orale si aggiri intorno a 50 mg/Kg di peso corporeo, in sostanza pare sia sufficiente mezza tazza di semi di mela per uccidere un adulto. In ogni caso il film che riveste il seme è fatto di cellulosa, che lo stomaco umano non è in grado di digerire. Meglio comunque osservare una certa prudenza, anche se secondo uno studio sperimentale effettuato sui ratti, in una dieta composta da quantità controllate di farina di semi di mela si è manifestato un aumento della concentrazione plasmatica di colesterolo ad alta densità di lipoproteine (HDL) e la capacità antiossidante plasmatica di sostanze idrosolubili. L’integrazione alimentare con farina di semi di mela può infatti esercitare effetti benefici sul tratto intestinale, sul profilo lipidico del sangue e sullo stato antiossidante dei ratti. Nella maggior parte dei casi, questi effetti non sono limitati dalla presenza di amigdalina (Opyd PM, 2017)

In un altro studio è stato invece analizzato il contenuto di amigdalina di semi di quindici varietà di mele, che variava da 1 mg g a 4 mg g, e anche il contenuto di amigdalina di succo di mela disponibile in commercio, piuttosto basso, compreso tra 0,01 e 0,04 mg ml per succo di mela pressato e 0,001-0,007 mg ml per succo di mela a lunga conservazione. I risultati presentati mostrano che il contenuto di amigdalina di succo di mela disponibile in commercio è improbabile che presenti problemi di salute ai consumatori (Bolarinwa IF, 2015)

In conclusione, la tossicità dei semi di mela, ma anche quella dei semi di pera, di ciliegio e di albicocca, non dev’essere sottovalutata. Quantità anche non letali di amigdalina convertita in acido cianidrico, possono comunque provocare effetti indesiderati, ma se si vogliono consumare i semi per assimilare le sostanze nutritive senza sprecarli, basta seguire dei semplici trucchi, come ad esempio fare un decotto con i semi di anguria o immergili nel tè o ancora frullare una mela intera con i suoi pochi semi per le nostre preparazioni.


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