Dagli impacchi d’argilla al’’EBM (Medicina basata sulle evidenze)

Written by Daniela on 8 gennaio 2018 – 10:54 -

Sarà l’età ma l’inizio dell’anno ultimamente mi ispira sintesi prima dei buoni propositi!

Ho iniziato ad occuparmi, interessarmi e incuriosirmi di l’alimentazione quando avevo i capelli tutti neri corvini, erano più di 30 anni fa, i miei figli non erano nati e io avevo il sogno di passare la mia vita dietro un microscopio per fare ricerca in ingegneria genetica. Ma poi, come per fortuna spesso accade, la vita sembra giocarci uno scherzetto e così,  inaspettatamente, mi sono ritrovata con grande piacere e passione a fare la nutrizionista.
In quel periodo storico la parola “nutrizionista” era presente solo (e per fortuna che esisteva) nello statuto dei biologi, come professione di pertinenza del biologo, da non confondersi con il “dietologo” di pertinenza medica e con il dietista, diploma a se stante. Ma le persone comuni spesso scambiavano il nutrizionista con l’alimentarista e fare il nutrizionista dava la sensazione di essere un po’ fuori legge, quasi di sconfinare nell’abuso di professione. Per approfondire gli aspetti legati alla nutrizione c’era solo la formazione classica, che prevedeva l’insegnamento del conteggio delle calorie (per chi non lo sapesse la caloria è un’unità di misura basata non sul funzionamento umano, ma sulla quantità di calore prodotta da un alimento bruciato in una stufa in condizioni standard) e tutto ciò che interessava oltre a questo era il bilanciamento tra carboidrati,  proteine e grassi senza distinzione di qualità e senza la consapevolezza di tutte quelle migliaia di sostanze bioattive che negli anni successivi si sarebbero scoperte e che rendono ogni alimento veramente nutriente e vitale (che favorisce la vita).
Di alimentazione, nell’ambito della medicina convenzionale, 30 anni fa se ne parlava solo se c’era bisogno di dimagrire oppure in caso di patologie molto specifiche come l’insufficienza renale, nemmeno in caso di diabete si proponeva un cambio di alimentazione cosa che, ad onor del vero, accade poco anche oggi.
Dall’altra parte c’era la medicina alternativa dove invece l’alimentazione veniva vista come di fondamentale importanza per il benessere dell’uomo e almeno altrettanta importanza veniva rivolta alla cura dell’intestino. Le pratiche che andavano per la maggiore erano il digiuno, clisteri e impacchi di argilla, pratiche per lo più derise o guardate con sufficienza dalla medicina ufficiale. E io avevo deciso di iniziare a formarmi da questa parte perché credevo di più negli alimenti piuttosto che nel calcolo delle calorie, delle quantità consigliate di grassi, proteine e carboidrati, che avrei approfondito in un secondo momento, perché sono comunque convinta che della scienza non possiamo e non dobbiamo fare a meno.
In quel periodo ho conosciuto la “Nuova dietetica” di Costacurta, “L’ igienismo” di Shelton, “l’idroterapia” di Kneipp, ma quando sono venuta a conoscenza del metodo della dottoressa Kousmine è stato amore a prima vista, mi sentivo proprio a mio agio nel consigliare un alimentazione semplice, alla portata di tutti basata fondamentalmente sulla qualità degli alimenti.
E quindi una ventina d’anni fa ho iniziato ad approfondire e ad applicare il metodo di questa dottoressa molto basato sulle sue intuizioni. Il tutto si trovava in perfetto accordo con la visione che come biologa ho della natura: la natura trova sempre un suo equilibrio che ha una grande forza, molti infatti parlano della forza guaritrice della natura, io penso anche alla sua forza di nutrice. E così ho sempre pensato che un alimento più è vicino alla sua forma integra (ovviamente commestibile!) e più sarà nutriente. Al di là delle calorie darà soddisfazione al cervello che non sarà sempre alla smaniosa ricerca di qualcosa da mangiare, darà le sostanze, anche quelle che ancora non sono state scoperte o studiate abbastanza, abbinate in modo tale da renderle utilizzabili; e oltre a nutrirci gli alimenti possono anche curarci, come è stato detto fin dall’antichità attraverso ciò che Angela Cattro, Rudolf Steiner e molti altri  chiamavano le energie degli alimenti, ma che oggi sappiamo essere vere e proprie molecole.
Negli anni ho provato il piacere di vedere iniziare a comparire studi scientifici credibili, che in gergo potremmo dire consistenti, che andavano via via a confermare tutto quello che la dottoressa Kousmine, e altri, avevano capito sapendo osservare e sicuramente anche graziealla loro genialità.
Parallelamente ci fu un momento in cui le città iniziavano finalmente ad essere più vivibili, si iniziava a parlare di fare una rete di piste ciclabili, gli alimenti biologici uscivano dalla nicchia, facevano capolino nei supermercati e quindi per un breve periodo sembrava che si andasse verso un miglioramento della qualità di vita.

Oggi però, a distanza di 20 anni, la situazione invece che distendersi sembra che si sia un po’ complicata. I bambini possono giocare praticamente solo nei parchi pubblici sotto la stretta sorveglianza dei genitori sopra ad un tappeto di erba sintetica, sia mai che si possano sporcare o ferire, di sarebbe la responsabilità? Le città sono diventate super urbanizzate sono state costruite tante, troppe strade, sensi unici e rotonde a non finire che costringono a fare mille peripezie per arrivare a pochi metri di distanza…
E Per quanto riguarda l’alimentazione? Sono fioriti tantissimi corsi di formazione professionale che, inizialmente hanno arricchito la possibilità di accedere a conoscenze che in passato ci scambiavamo quasi come fossimo dei carbonai, ma ora il panorama è anche qui complicato, ci sono varie scuole di alimentazione contrapposte e tutte sembrano aver ragione: da chi si occupa di paleodieta alle proposte vegane, crudiste, passando per la dieta dei gruppi sanguigni. Di buono c’è che almeno le calorie hanno perso di importanza, ma ora l’alimentazione sta diventando iper specialistica, mangiare non è più legato al piacere, sta diventando una gimcana tra ciò che le ricerche ci dicono che fa bene e ciò che le metanalisi ci dicono che in effetti potrebbe fare male, creando nei più informati molte autocensure e sensi di colpa.
Per quanto riguarda noi nutrizionisti, possiamo fare delle affermazioni che vengono prese in considerazione solamente se citiamo fonti bibliografiche corpose, studi consistenti (che essendo studi statistici spesso si contraddicono in modo statisticamente ineccepibile come potete approfondire qui), valgono sempre meno il buon senso, l’esperienza, quell’intuizione che aveva portato la dott. Kousmine a formulare le sue ipotesi, e le varie scuole di medicina alternativa a ipotizzare che alterazioni/infiammazioni intestinali potevano essere alla base della comparsa di infiammazioni alla gola in adulti e bambini, bronchiti, ma anche di malattie più gravi come le malattie autoimmuni e tumorali, ora le affermazioni devono essere basate solo sulle evidenze scientifiche. Ed allora per concludere scrivo due citazioni, la prima di Albert Einstein:

“La mente intuitiva è un dono sacro e la  mente razionale è un fedele servo. Noi abbiamo creato una società che onora il  servo e ha dimenticato il dono”.

E la seconda del dott. Corchia pediatra, morto prematuramente

“… timore che l’EBM, invece di costituire un fondamento della moderna medicina clinica, diventi un corpo separato, assimilabile a una delle tante branche specialistiche, con i propri esperti, il proprio gergo e con lo scopo principale di autoriprodursi” e ancora “… il rischio di cadere in un nuovo autoritarismo scientifico in cui i ruoli di chi cercherà la migliore evidenza e fornirà le linee guida e di chi sarà chiamato ad applicarle saranno separati, è molo alto

e quindi dopo tutto ciò faccio disobbedienza! Non metto bibliografia, ma solo letture caldamente consigliate per iniziare questo 2018, anno internazionale del cibo italiano nel mondo:

Michel Odent: Sopravviveremo alla medicina?… Se, ripensando il parto, rendiamo l’utopia realtà, ed Pentagora, 2017

Salvatore Ceccarelli: Mescolate contadini, mescolate. Cos’è e come si fa il miglioramento genetico partecipativo, ed Pentagora, 2016

e per riflettere ridendo

Una ricerca scientifica dice che…

Buon 2018!


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