Il metodo agricolo biologico: il resoconto di un’esperienza diretta

Written by Michela Trevisan on 10 aprile 2017 – 09:10 -

scritto da: Dott.ssa Roberta Franceschini Ultimamente si legge o si sente parlare spesso di agricoltura biologica, il più delle volte per i vantaggi sulla salute dell’uomo e sulla tutela dell’ambiente, altre, per fortuna in minoranza, per denunciare abusi o truffe che colpiscono il settore. Per gli addetti ai lavori non ci sono dubbi: i prodotti orto-frutticoli di agricoltura biologica concorrono al mantenimento o al raggiungimento dello stato di salute psico-fisica perché sono ottenuti senza l’uso di pesticidi, diserbanti, fertilizzanti chimici. Fanno bene anche all’ambiente. L’agricoltura biologica, infatti, come si legge in ampia letteraturascientifica, mantiene e arricchisce le varietà di specie animali, vegetali e microbiche, riduce gli agenti inquinanti, sia quelli immessi nell’ambiente, come i fertilizzanti o i pesticidi, che quelli già presenti come l’anidride carbonica e il metano prodotti dalle industrie, dal riscaldamento delle auto, delle abitazioni e dagli allevamenti intensivi, offrendo un importante contributo al rallentamento del riscaldamento globale.

Il messaggio in qualche modo è più o meno passato. Infatti i consumi degli alimenti biologici sono in forte crescita positiva, la nostra spesa diventa sempre più “green. Il biologico, però, fa gola anche a chi vede in questo settore un’occasione di facile guadagno. Ricordiamo che di “biologico illogico” ha parlato lo scorso ottobre la trasmissione Report, denunciando la truffa di una partita di grano duro proveniente da un’azienda agricola pugliese spacciato come biologico. Sono reati commessi per soldi. Tanti. Basti pensare che una tonnellata di grano tenero costa 154 euro, se è bio più del doppio, 390. Il grano duro viene pagato 200 euro, se è bio 300, con evidenti ampi margini di guadagno.

A fronte del suo crescente successo, delle frodi e di un’informazione a volte un po’ generalista, ci troviamo spesso a non avere le idee chiare su cosa davvero voglia dire che un prodotto è “di agricoltura biologica” al fine di orientare i nostri acquisti e diventare consumatori attivi e consapevoli del cibo che mettiamo ogni giorno sulle nostre tavole. Spesso poi ci lamentiamo del costo dei prodotti o rinunciamo al loro acquisto facendoci invogliare o trarre in inganno da quelli più economici ottenuti con l’agricoltura convenzionale. Ma quanto sappiamo del metodo di agricoltura biologica, quanto conosciamo dell’intero processo di produzione? Quanti di noi si limitano a fare i propri acquisti, seppur biologici, limitandosi a cercare nei supermercati i prodotti recanti l’etichetta con il simbolo della foglia verde e quanti invece acquistano direttamente dal produttore, vanno nel campo, osservano, chiedono, imparano attraverso l’esperienza diretta?

Io stessa, non lo nego, è da poco che ho cambiato rotta. Fino ad allora, le mie conoscenze sul tema del biologico erano il frutto di un lavoro di documentazione fatto su testi o articoli scientifici ma non direttamente sul campo. L’opportunità è arrivata quest’anno grazie all’amicizia di Savino Cimarosto, piccolo produttore locale, titolare di i&s Farm Il Biologico di Sant’Erasmo, l’unica azienda agricola biologica di quest’isola della laguna di Venezia a vocazione agricola fin dai tempi dell’antica Repubblica Serenissima. Ho deciso di seguirlo nel suo lavoro facendogli alcune domande per capire meglio l’intero processo e fare poi una scelta più consapevole.

Qual è il primo passo che hai compiuto quando hai cominciato a coltivare con il metodo biologico?

Ho iniziato ad osservare il terreno e, soprattutto, l’ambiente circostante. E’ necessario, infatti, precisare che coltivare la terra con il metodo biologico vuol dire, prima di tutto, prendere in esame tutto l’habitat naturale, in una parola, l’intero ecosistema che insiste attorno al terreno, dove convivono specie animali (insetti, lombrichi), vegetali (piante, arbusti) e microbiche, in modo da mettere in relazione gli uni con gli altri a vantaggio di una migliore produzione. Devo dire che sono partito avvantaggiato. I miei terreni si trovano in un luogo ideale, a poca distanza dal mare, risentono positivamente del microclima dell’isola di Sant’Erasmo dove d’inverno si guadagna sempre qualche grado in più rispetto alla campagna di terraferma e d’estate è un po’ più fresco e ventilato. Attorno ho arbusti autoctoni, fiori e una flora spontanea. Ho mantenuto fasce di terreno inerbite per attrarre gli insetti utili. Ho studiato, con il supporto scientifico dell’amico e maestro Luca Conte, uno dei migliori agro-ecologici italiani, come mantenere e utilizzare a mio vantaggio questa varietà di organismi, garantendo l’equilibrio necessario per il loro auto-sostentamento. L’obiettivo? Se il mio ambiente sta bene ed è in equilibrio anche i miei ortaggi e frutti crescono meglio, sono più forti, più sani, genuini e gustosi.

Come hai valutato la fertilità del terreno?

Ci sono tre tipi di fertilità del terreno: quella biologica, ovvero la capacità del terreno di ospitare vita attraverso organismi che garantiscono un flusso di nutrienti dalla terra alle piante; quella fisica, cioè la capacità naturale del terreno di formare aggregati fra le particelle che le compongono: questi aggregati dovrebbero essere piccoli, mobili, resistenti alle sollecitazioni, tutti intersecati da una fitta rete di canali che faciliti la crescita delle radici e la circolazione dell’aria e dell’acqua; la terza è la fertilità chimica, la buona dotazione del terreno di principi nutritivi.

Quando prendo in mano una manciata di terra, ne osservo la trama, la presenza di animali, come, ad esempio, i lombrichi che sono importanti per la decomposizione della sostanza organica presente nel terreno e la restituzione del più prezioso fertilizzante presente in natura.

Ho analizzato, trattato e curato la mia terra per garantire la presenza di tutti i tre tipi di fertilità. Per mantenere e favorire la fertilità del terreno uso la tecnica delle aiuole permanenti pacciamate con teli biodegradabili e compostabili o con paglia ed altri elementi naturali. In pratica, con questa tecnica cerco di riprodurre il più possibile quello che fa la natura, ad esempio, nel bosco. Le foglie, i rami che cadono dagli alberi si depositano a terra coprendo il terreno che rimane sempre umido e coperto. Si crea un ambiente in cui nascono insetti che decompongono le foglie e li trasformano un uno dei migliori fertilizzanti: l’humus. Nel mio orto copro il terreno, già arieggiato e fertilizzato, con i teli o con la paglia che fanno il lavoro delle foglie del bosco. Il fertilizzante viene decomposto dai microrganismi, il terreno si mantiene umido. I vantaggi? Tutti con il segno meno, che in questo caso ha un indubbio valore positivo: meno esigenza di acqua, una minore dispersione degli elementi nutritivi e, di conseguenza, una minore necessità di ricorrere alla fertilizzazione e favorire, sotto la pacciamatura, un habitat ideale per lo sviluppo di insetti terricoli utili. Non diserbo. Nessuna sostanza chimica, pertanto, si riversa nei fossati, nei corsi d’acqua adiacenti ai nostri terreni e quindi nella nostra laguna veneziana, garantendo che anche nell’acqua ci sia vita, utilissima per la biodiversità.

Come hai concimato i tuoi terreni?

All’inizio della mia attività, i miei terreni, che non erano coltivati da parecchi anni, erano privi di vita, ma per fortuna non troppo compattati, grazie alle loro caratteristiche naturali.

Ho utilizzato e continuo a utilizzare la tecnica del sovescio: si tratta di un mix di semi di erbe e leguminose, che acquisto da un rivenditore di sementi biologiche, che semino, in determinati periodi dell’anno, per arricchire il terreno. In particolare: veccia, trifoglio, colza, senape, pisello odoroso che ha anche funzioni di accrescere la presenza di azoto nel terreno. Queste erbe sono un concime naturale. Una volta cresciute, le taglio e le sotterro con il fine ultimo di garantire al terreno un alto apporto di lignina e humus.

Poi uso anche stallatico pellettato biologico e il compost che mi produco con il riutilizzo di scarti alimentari e della produzione orticola a cui aggiungo rami, foglie secche, carta e cartone. In pratica, creo un cumulo di tutti questi materiali che ogni tanto arieggio, rovescio e inumidisco. Queste operazioni durano circa un anno al termine del quale ottengo questo compost, cioè un terriccio scuro che deve profumare di sottobosco e che è uno dei migliori fertilizzanti naturali.

Parliamo di parassiti e di erbe infestanti. Cosa hai fatto per cacciarli?

Non parlerei di cacciare qualche insetto perché la regola generale è che in un ambiente sano, gli insetti si combattono a vicenda e si mantengono in equilibrio. Ad esempio, con grande stupore dei miei vicini, lascio crescere delle piante infestanti di Farinello vicino a delle colture di ortaggi perché so che questa erba è molto apprezzata dagli afidi, insetti molto dannosi e aggressivi. Se queste piante sono prese d’assalto da questi insetti, mi allerto e corro ai ripari per evitare che le mie colture possano essere attaccate in un secondo momento. In particolare, favorisco la presenza di altri insetti utili (perché tengono a bada gli afidi) quali i sirfidi (che sono simili alle api) o le più note coccinelle tramite la piantumazione di piante che possono ospitarli. Se coccinelle e api sono già presenti ma in una parte dell’orto distante da quella in cui si sono gli afidi, cerco di fare il possibile per portare gli insetti amici dove sono utili.

Perché fare agricoltura biologica costa di più?

Come ho spiegato, l’approccio biologico, che è nello stesso tempo anche agro-ecologico, è completamente diverso rispetto all’agricoltura convenzionale che usa diserbanti e pesticidi, che annienta gli insetti dannosi attraverso l’uso di antiparassitari, uccidendo, purtroppo, nello stesso tempo anche quelli utili, lasciando sui frutti della terra residui che a lungo andare sono nocivi. Tutto questo ha un costo per l’ambiente e ancor più per la salute nostra e dei nostri figli. Questa agricoltura può permettersi di produrre all’origine con prezzi più bassi. I costi ambientali e sulla salute sono scaricati sulla collettività. Ben pochi pensano a questo quando fanno la spesa, concentrandosi solo sul prezzo più basso del prodotto. Noi agricoltori biologici ci accolliamo, invece, i costi delle tutele ambientali, della certificazione dei prodotti e molto altro. Utilizziamo, ad esempio, piantine e semi che sono biologici fin dall’origine, tecniche e strumenti innovativi ecologici ma più costosi. L’agricoltura biologica garantisce quindi la salute di chi lavora la terra ma anche una vita più sana e un ambiente migliore per tutti.


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