Movimento….anche una questione ambientale

Written by Michela Trevisan on 18 febbraio 2014 – 11:51 -

2013-06-20 11.47.02Senza nemmeno accorgerci ci siamo abituati a vivere in luoghi dove tutto è sempre più organizzato e costruito artificialmente, dalla scansione del tempo a quella dello spazio. Abbiamo creato nelle nostre vite una contrapposizione tra le “cose serie”, lavoro, casa, famiglia e quelle meno serie, quasi superflue, come il divertimento, che viene visto e vissuto dalla maggior parte di noi come distrazione dalle cose serie. In queste attività di “distrazione” facciamo rientrare la musica, la danza, l’arte, la passeggiata, l’incontrarsi, il gustare la bellezza, come se queste fossero legittime distrazioni per riposarsi dal mondo serio.

Così ci ritroviamo circondati da spazi organizzati come il parco giochi dove i bambini devono divertirsi su giochi “creati” dagli adulti, e dove gli adulti trovano sentieri ben marcati per passeggiare all’interno del parco cittadino. Questi spazi hanno il sapore di musei e riserve “naturali” (come quelle degli indiani d’America), quasi dei simulacri del quotidiano perduto, dove in uno spazio ristretto si ricreano, come atto compensatorio, quel che era parte integrante della vita. In questo modo e in questo mondo viviamo come se avessimo due mezzi cervelli…uno più importante per fare le cose serie e uno, ritenuto troppo spesso non indispensabile, per divertirci…ma sono invece tutti e due indispensabili allo stesso modo! A questo proposito voglio citarvi un pensiero tratto dalla autobiografia di Darwin:

“Ho detto che per un certo aspetto la mia mente è cambiata negli ultimi venti o trent’anni … in passato avevo interesse per la pittura, e ascoltavo con grande piacere la musica. Ma già da molti anni … Ho perduto quasi interamente il gusto per la pittura e la musica … La mia mente sembra diventata una specie di macchina per estrarre delle leggi generai da una vasta raccolta di fatti … La perdita di questi gusti, questa curiosa e deplorevole perdita dei gusti estetici superiori, è una perdita di felicità, forse dannosa all’intelletto e più ancora alla forza morale in quanto indebolisce la parte emotiva della natura umana” (O. Sacks, Musicofilia, Adelphi 2013)

Inoltre se pensiamo, un tempo non esisteva una demarcazione netta tra lo spazio domestico e quello esterno, c’era continuità. Dentro e fuori casa vi era lo spazio di incontro e di movimento, fare movimento qui era naturale, non era ginnico o salutistico. Fuori casa il territorio era a misura d’uomo con piazze e piazzette dove incontrarsi, strade poco o per niente trafficate; fuori di ogni casa c’erano sedie per sedersi a conversare, i negozi sconfinavano nelle strade e stradafacendo, soprattutto nelle città, si trovavano varie proposte di cibo da passeggio.

Questa trasformazione del modo di vivere ha portato ad una disaffezione al proprio territorio, portandoci a cercare sempre di più un suo spazio privato all’interno delle proprie case, del proprio giardino e delle proprie taverne, perché degli spazi perduti abbiamo nostalgia. Questo è il segnale che ci fa render conto che sbarazzandoci di tutte queste cose abbiamo perso una fetta importante del nostro vivere, della bellezza e della quotidianità. Non percepiamo più l’importanza del territorio come luogo per muoversi e per incontrarsi ed in questo modo risulta sempre più difficile contrastare i continui stravolgimenti portati da nuove strade, centri commerciali ecc. ecc.

Abbiamo bisogno di ricreare un movimento, un moto interiore in noi stessi e nelle persone, per innescare un processo di cambiamento che porti a percepire l’importanza e a voler salvaguardare questi aspetti fondamentali del vivere. In questo periodo storico per fortuna mi sembra di vedere molti giovani, una generazione che è approssimativa per tutte le discipline che sanno di scolastico, ma che si approccia al territorio, alla terra, alla musica e alla danza con attenzione verso l’estetica, la bellezza e dell’utilità dell’ambiente, dell’incontrarsi, della musica e del movimento con la consapevolezza di esprimersi, e nasce così la speranza che tutto questo ritorni a far parte della vita.

Anche nella frequentazione del mondo delle danze popolari ad esempio mi sembra che si stia forse ricreando una tradizione e la danza come momento di incontro, un muoversi al suono della musica avendo anche cura di farlo in modo curato, con stile, non come divertimento solo per fare chiasso.

Recuperando la vita intera non avremmo più bisogno di trovare il tempo per fare attività fisica, per incontrarci e per distrarci…sarebbe già tutto compreso!


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3 Commenti a “Movimento….anche una questione ambientale”

  1. franco ha detto:

    Trovo interessante questa tua riflessione Michela perché come altri argomenti da te trattati, non è fine a se stessa e oltre a lasciare lo spazio per altrui pensieri allo stesso tempo li stimoli.
    Si potrebbe pensare che la contrapposizione tra le cose “serie” e quelle meno “serie”, per usare le tue parole, siano la naturale conseguenza dei cambiamenti, ma potremmo anche dire stravolgimenti, che hanno caratterizzato la società nelle sue varie forme. Anche la divisione e la definizione di cosa sia serio e cosa non lo sia, sono portato a considerarle figlie naturali di una società scellerata, la stessa che, guarda caso e solo per fare un esempio, ha prodotto spazi personali, come le case, e spazi da condividere sempre più piccoli, non funzionali alle reali esigenze famigliari ed esteticamente omologati alla tendenza architettonica del momento, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
    In alternativa ci vengono offerti mega strutture come i centri commerciali dove migliaia di persone si possono perdere e stordire tra lo sfavillio delle luci e le centinaia di merci in vendita, nel più completo e generale anonimato. Ma penso anche ai cinema, alle multisala che hanno inglobato in unico enorme spazio i vari Cinema Paradiso, Concordia, Marconi, Capitol e qualche altra sala che erano disseminati nelle città e che di fatto permettevano percorsi diversi per raggiungerli e non necessariamente in macchina!
    Mi chiedo e spero che molti si chiedano che senso abbia tutto ciò. Guardando questi pochi e macroscopici esempi e quelli che prendi in considerazione tu, viene naturale pensare a dei percorsi obbligati, non solamente fisici, che portano inevitabilmente alla limitazione della libertà personale, al contenimento della forza espressiva delle persone e a un generale appiattimento, creando però l’illusione del contrario. Niente di quanto ci viene ora proposto può compensare la perdita dei valori che permeavano sia gli spazi personali che quelli destinati alla socialità e il concetto di tempo, svuotandoli e svalutandoli del loro prezioso contenuto.
    Per quanto possa apparire difficoltoso non riesco ad immaginare un’opportunità diversa dallo spingerci fuori dal nostro personale territorio fisico, mentale ed emozionale che ci appartiene in gran parte per abitudine, convenzione e convenienza e che è diventato una sorta di trappola.
    Se lo vogliamo però in qualsiasi momento possiamo spogliarci della divisa mentale che inavvertitamente o per distrazione abbiamo permesso ci fosse cucita addosso giorno dopo giorno e che ci ha permesso di seguire o eseguire, come tanti soldatini, i “consigli per gli acquisti” che hanno cambiato lo stile di vita di molte e forse troppe persone.
    Condivido l’augurio che una nuova generazione possa scoprire e soprattutto conservare l’amore per la terra, la passione per tutte le forme espressive e una forte attenzione verso l’estetica, lo stile di vita e la cura nel fare anche le cose più semplici della quotidianità.
    Movimento, quindi, lungo percorsi ambientali ma non solo.

  2. […] Anno Internazionale dei legumi, il 2017 sarà l’Anno Internazionale del turismo sostenibile (qui una riflessione che avevamo […]

  3. […] per leggere l’articolo di Michela Trevisan:  http://www.nutrizionistiperlambiente.org/2014/02/movimento-anche-una-questione-ambientale/ […]

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