Una questione di tempo

Postato da Mario Giorgio La Rosa il 6 giugno 2016 – 12:10 -

post_giugno_imgRecentemente tra le nostre discussioni “interne” al NUPA sono stati molto presenti due argomenti: l’importanza della colazione ed i possibili vantaggi del digiuno o della restrizione calorica nelle sue varie forme: astensione dal cibo per uno o pi˘ù giorni, digiuno intermittente, limitazione di solo uno o pochi elementi della dieta, riduzione calorica del 20-60%.
Cosa hanno in comune questi due argomenti?
Si basano entrambi su considerazioni che aprono ad un cambio di prospettiva radicale rispetto alle diete basate sulle calorie, immaginando il corpo non come un contenitore che tot introduce e tot brucia ma come un sistema complesso ed efficientissimo capace di rapportarsi e di interagire con il mondo esterno a molti livelli. Cerchiamo di approfondire un poco senza scendere troppo nel tecnicismo.
Primo: alba e tramonto. La luce ha un ruolo importante nel metabolismo. Il corpo riconosce l’alba come un momento cruciale in cui il corpo sa che arriverà una nuova giornata, si libera degli scarti del giorno prima e si attiva per andare a procurare del cibo. In questo momento della giornata il messaggio che arriva può essere una buona colazione, che il corpo interpreterà come l’inizio di una giornata da vivere ad alta intensità, senza porsi il problema delle riserve. Oppure può essere un digiuno, magari la colazione fatta solo con un caffè, che dice al corpo: attenzione, giornata di magra! Uno studio del 2013 pubblicato su Obesity Journal mostra l’evidente vantaggio del praticare una dieta con le stesse calorie ma ripartite diversamente a colazione o a cena: chi consuma una ricca colazione ed una cena leggera ha una perdita di peso maggiore e migliora tutta una serie di valori che sono tipici fattori di rischio: glicemia, trigliceridemia, colesterolemia.
Anche il tramonto è fondamentale in questa regolazione, o forse dovremmo dire “era fondamentale”. La melatonina è molto nota ed è l’ormone che si occupa della regolazione del sonno e partecipa alla creazione del ritmo giorno/notte, è ben conosciuta ed usata nei casi di jet-lag; ha un sistema di regolazione basato sulla luce e sul buio e da come questisono percepiti dalla retina. La luce elettrica e l’abitudine di guardare schermi luminosi (tv, tablet, telefonini) fino a tarda notte, partecipa a starare questi meccanismi.
Secondo: oggi e domani. Nella nostra ricerca abbiamo individuato diversi studi che trattano l’argomento del digiuno più o meno rigido e prolungato e della restrizione calorica, in cui viene somministrata una percentuale di alimenti ridotta (20-60%). Non è facile trovare un’indicazione univoca di questi studi visto che sono stati effettuati con protocolli differenti, per esempio giorni di digiuno assoluto o parziale alternato a giorni liberi, periodi di dieta con giorni di restrizione, periodi misti di allenamento e restrizione delle calorie. Anche i tempi di applicazione sono diversi: lo studio più breve dura 22 giorni, il più lungo 6 mesi anche se molti si orientano tra le 8 e le 12 settimane.
Viste le differenze tra gli studi non sono evidenti relazioni dirette tra i parametri. L’indicazione che danno i risultati però è univoca e tutte queste pratiche hanno dimostrato dei vantaggi sia nella perdita di peso che nella composizione del peso stesso sia negli indicatori di prevenzione di cui sopra.
I sistemi che si attivano nel digiuno sono incredibilmente complessi e mettono in gioco un sistema di “controllo dei consumi” per cui entriamo in una fase in cui siamo efficienti consumando meno. Si attivano anche meccanismi affascinanti di riparazione cellulare, di blocco dell’invecchiamento e di autodifesa tra l’altro di alcune forme tumorali.
Com’è possibile che il corpo risponda migliorando in salute sia ad un messaggio di abbondanza che ad un messaggio di restrizione?
Il punto è proprio questo. Il corpo è capace di adattarsi per il meglio a tante situazioni diverse e, come dicevamo all’inizio, di interpretare l’ambiente e di interagire con esso sempre con grande efficienza. A quanto pare, cambiare ogni tanto, rimette in moto alcuni di questi meccanismi con i benefici correlati.
Dall’altro lato però queste pratiche sono evidentemente una forzatura a uno schema di alimentazione che l’uomo adotta da migliaia di anni. Uno stile di vita che rispetta i tre pasti principali resta il migliore e pensare che il digiuno sia una panacea è un errore. Un digiuno eccessivo porta al catabolismo dei muscoli ed a stati di stress e di cambiamento di umore come apatia e debolezza fino a stati più gravi come la chetosi, l’aumento dell’acidità metabolica e la perdita di importanti proteine del sangue.
Pensare che tutti i soggetti siano predisposti allo stesso modo è altrettanto sbagliato. In fase di sviluppo infatti queste pratiche sono sconvenienti e anche negli anziani gli studi dimostrano che la restrizione è controproducente, oltre alle limitazioni che possono verificarsi caso per caso.
I dati incoraggiano piuttosto ad adottare dei protocolli di restrizione, sotto controllo di professionisti in modo da avere la possibilità di selezionare il protocollo corretto in base al caso e di poter monitorare ed eventualmente modificare i parametri in base alle necessità. Questi protocolli devono comunque avere una durata determinata e basarsi su dei calcoli sulle riduzioni da effettuare in base al paziente ed al suo stile di vita.


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Tumori: Antiossidanti e integratori, si o no?

Postato da Melissa Finali il 2 maggio 2016 – 11:00 -

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Gli antiossidanti sono conosciuti per essere sostanze in grado di proteggerci dalle malattie, di ritardare l’invecchiamento cellulare e di difenderci dal cancro. Ma negli ultimi anni sono comparsi studi che sembrano ridimensionare quest’ultimo punto: alcuni di questi suggeriscono che gli antiossidanti, nel paziente malato di tumore, potrebbero favorire le cellule tumorali anziché il contrario (Studio EPIC, Nagel G. – 2010). Questo effetto paradossale potrebbe essere dovuto al fatto che nei soggetti in cui un tumore è già iniziato, gli antiossidanti aiutano le cellule cancerose a difendersi dai danni dei radicali liberi come fanno con le cellule sane.

Queste scoperte hanno lasciato perplessi in molti perché è diffusa la convinzione che gli antiossidanti dovrebbero diminuire l’avanzata del cancro, neutralizzando i radicali liberi che danneggiano le cellule e causano o alimentano i tumori.

Va detto che resta invariata la concezione secondo cui gli antiossidanti possano impedire danni al DNA e con ciò ostacolare l’insorgenza dei tumori nella popolazione sana, ma una volta che il tumore è iniziato potrebbero facilitare il comportamento maligno delle cellule tumorali. Ad esempio, i centrifugati, che apportano grandi dosi di antiossidanti, sembrerebbero incredibilmente da sconsigliare ai malati di cancro, come evidenzia il Prof. Berrino nel suo libro “Il Cibo dell’Uomo”: “togliere la parte della scorza (è quello che succede nel meccanismo di centrifugazione. N.d.r.) comporterebbe un’assorbimento eccessivo di zuccheri semplici e di sostanze antiossidanti a discapito delle sostanze protettive come le fibre”, ma in questo caso si parla per l’appunto di cibi “non integri”, ovvero privi della componente fibrosa della buccia che, quando i frutti provengono da coltivazione biologica o biodinamica, può essere ingerita più tranquillamente.

Altri studi condotti sui topi, nei quali sono state trapiantate cellule colpite da melanoma, hanno mostrato che ad accelerare il percorso di formazione delle metastasi e di conseguenza a ridurre la prospettiva di vita dei pazienti, è stata la somministrazione di integratori alimentari contenenti antiossidanti, e non tanto il consumo di alimenti normalmente ricchi di antiossidanti (Le Gall K., Science Trans Med, 2015).

E’ il caso quindi di dire che chi ha un’alimentazione varia, ricca soprattutto di vegetali in base alla loro stagione di comparsa e a Km 0, presenta un rischio ridotto di ammalarsi, qualunque sia la predisposizione genetica di un individuo. In una dieta equilibrata e con una quota vegetale consistente, ci sono tutte le vitamine e i sali minerali di cui il nostro organismo ha bisogno, senza la necessità di dover ricorrere a integrazioni o a mode del momento. E’ stata proprio l’azione benefica di frutta e verdura a spingere moltissimi gruppi di ricerca a verificare se lo stesso risultato si poteva ottenere somministrando vitamine e altre sostanze antiossidanti sotto forma di integratori. I risultati della maggior parte di queste ricerche hanno deluso chi sperava di sopperire con una pillola a un’alimentazione poco sana: non solo l’effetto non è altrettanto benefico, proprio perchè sono i “cibi vivi” a portare i benefici delle sostanze naturalmente contenute in essi, ma in molti casi si è rivelato controproducente, aumentando, invece di diminuire, il rischio di sviluppare alcuni tumori.

La ragione del perchè gli integratori vitaminici non portino lo stesso beneficio degli alimenti sarebbe da ricercare nellazione sinergica delle varie sostanze e non nell’azione della singola vitamina. Basti far riferimento a uno studio del ’94 (Studio ATBC – Alfa-tocoferolo, beta-carotene), di cui parla anche l’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro), che aveva concluso che grandi dosi giornaliere dell’antiossidante beta-carotene aumentavano del 18% il rischio di cancro del polmone nei fumatori di sesso maschile e un altro del 1996 era stato interrotto prematuramente dopo che i ricercatori avevano scoperto che alte dosi di beta-carotene e di retinolo, una particolare forma di vitamina A, aumentavano il rischio di cancro ai polmoni del 28% nei fumatori e nei lavoratori esposti all’amianto: la metà di essi avrebbe assunto quotidianamente una dose di 25 mg di b-carotene e l’altra metà una pillola identica ma senza il principio attivo, in sostanza un placebo. L’esito fu che l’incidenza del cancro al polmone aumentò di circa il 18% in chi assumeva b-carotene. Tuttavia gli individui del gruppo di controllo evidenziarono che chi aveva livelli di b-carotene più bassi nel sangue si ammalava di più di cancro del polmone: questo confermò che una dieta ricca di alimenti contenenti b-carotoene era protettiva, ma va considerato che la dieta fornisce migliaia di altre sostanze che cooperano per costruire un ambiente protettivo.

Alla luce di queste osservazioni, i maggiori esperti oggi invitano a puntare su un’alimentazione “viva” e variata piuttosto che sull’acquisto di questi prodotti che al massimo possono rappresentare un plus ma non di certo una soluzione a una alimentazione sregolata.

Uno studio del National Health and Nutrition Examination Survey ( NHANES ), effettuato dal 2003 al 2006, ha mostrato che la metà degli adulti statunitensi utilizza uno o più integratori alimentari (multivitaminici / multiminerali); pare che l’utilizzo di questi integratori sia stato alimentato più che altro dalle affermazioni di marketing degli ampi benefici e non da un reale beneficio per la salute, provato scientificamente.

Come antiossidante (ma anche antinfiammatorio naturale), un’eccezione sul capitolo tumori la fa la Curcumina, che potrebbe avere un qualche effetto positivo dato lo stretto legame del cancro con lo stato infiammatorio alterato e lo stress ossidativo e date le proprietà antinfiammatorie di questo principio attivo contenuto nella nota spezia Curcuma. Si pensa infatti che possa influire rallentando lo sviluppo tumorale: sembrerebbe essere anche un ottimo radioprotettore, effetto accertato negli animali (topi e ratti). Studi di laboratorio hanno evidenziato che livelli di 8 OHdG-Urinaria (un biomarker del danno al DNA) in ratti, sono risultati significativamente aumentati dall’esposizione a dosi non letali di γ-radiazioni. La somministrazione di curcumina nella dieta per 3 giorni prima e / o 3 giorni dopo l’irradiazione riduce i livelli elevati. La valutazione della sua azione protettiva contro gli effetti a lungo termine ha rivelato che la curcumina ha ridotto significativamente l’incidenza di tumori mammari e dell’ipofisi (Inano H., Int J Radiat Oncol Biol Phys, 2002). Ad ogni modo, rispetto a esperimenti di laboratorio, gli studi umani sono molto limitati, quindi ci sono ancora accertamenti da fare.

Concludendo, vorrei citare quanto sostenuto dall’Istituto Europeo di Oncologia (IEO). Una posizione valida non solo per la prevenzione ma anche per la terapia delle patologie neoplastiche: “consumare integratori alimentari per prevenire le patologie croniche, tra cui i tumori, può avere effetti negativi per la salute. Aumentare la varietà della dieta è invece un ottimo metodo per mantenere l’organismo in salute e prevenire i tumori. Le vitamine, i sali minerali e gli altri composti vanno presi in considerazione come parte integrante degli alimenti che li contengono. Le evidenze scientifiche rafforzano questo concetto dichiarando che la migliore forma di nutrimento è rappresentata dagli alimenti e non dai supplementi. Nella ricerca in campo oncologico ci sono stati casi in cui specifiche integrazioni in persone ad alto rischio hanno avuto un ruolo positivo nella prevenzione di alcuni tipi di tumore: questi risultati non sono utili da applicare alla popolazione sana perché i livelli di integrazione possono essere diversi da caso a caso e un eccesso può causare effetti collaterali anche gravi. Per questo motivo non è prudente raccomandare il consumo di supplementi e integratori alimentari per la prevenzione oncologica”.


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Dal sito “Cosmesi & Dintorni”: ALLERGENI DEL PROFUMO, il Butylphenyl Methylpropional

Postato da Laura Gregnanin il 25 aprile 2016 – 11:00 -

profumo spruzzareDal sito “Cosmesi e Dintorni” un approfondimento su di una fragranza sintetica, il Buyhylphenyl Methylpropional, che rientra fra le 26 sostanze classificate come “Allergeni del profumo”.

Cosa sono gli allergeni del profumo?

Quali effetti ha il Butylphenyl Methylpropional sulla pelle?

Per approfondimenti COSMESI&DINTORNI

 


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Primavera in tavola: i germogli

Postato da Alice Peltran il 11 aprile 2016 – 12:00 -

E’ primavera,  la spost mariasoletagione migliore per godere delle proprietà dei germogli in sintonia con l’energia di rinascita che permea la natura. Quante belle passeggiate arricchite dalla raccolta dei “bruscandoli”, i germogli del luppolo selvatico! I germogli sono un cibo vivo che apporta all’organismo nutrienti di ottima qualità. E’ divertente e salutare raccoglierli (la zona di raccolta deve essere lontana da qualsiasi fonte di inquinamento) e coltivarli in casa è utile ; significa  nutrirsi di cibo autoprodotto, semplice, di provenienza sicura, economico, non sottoposto ad alcuna lavorazione industriale. Pensiamo anche a come si azzerino, consumando germogli, i costi ecologici per l’ambiente. Mi riferisco, parlando di germogli ai semi germogliati di cereali, legumi e di qualsiasi vegetale in genere. Consiglio di utilizzare le buste di semi in vendita solo per uso alimentare. E’ importante sapere che non tutti  i germogli sono adatti per essere consumati ( per esempio quelli di solanacee); acquistando le apposite confezioni ci si mette al sicuro da errori .  Altra informazione utile: tutti i semi germogliati di leguminosa vanno fatti bollire qualche minuto prima del  consumo (utilissimi quindi per cucinare ottimi ragù vegetali : procedete con un soffritto di verdure in poco olio e acqua , continuate come un normale ragù utilizzando i semi di legume al posto della carne, naturalmente il tempo di cottura sarà minore, basterà una mezz’ora).

Durante il processo di germinazione  con l’aumento dell’umidità alcune proteine presenti nei vegetali in forma inattiva si trasformano in veri e propri enzimi. Questi sono i responsabili della scissione delle proteine in amminoacidi, fornendo all’organismo nutrienti in forma più assimilabile. Il germoglio è più ricco di vitamine e micronutrienti rispetto a quelli contenuti nella pianta da cui proviene, è ricco di fibre alimentari, ma meno calorico dell’ortaggio o del legume fresco. La germogliazione elimina anche certe sostanze antinutrizionali (fitati). Durante tutto il processo che porta il seme ad essere un germoglio  si attivano numerose reazioni biochimiche che portano le sostanze nutritive a diventare più disponibili. Nel germoglio di legume fresco(sempre scottato prima di essere mangiato come abbiamo detto) la maggior parte dei carboidrati complessi di difficile digestione viene trasformata fino all’80%  in disaccaridi  che creano meno problemi di digestione.

Per germogliare i semi richiedono umidità e calore. Nelle bustine in vendita ci sono precise istruzioni che riguardano i diversi semi, non sarà un problema seguirle. Tra i numerosi tipi di germogliatori preferisco il sistema a sacchettino(sprouting bag), semplicissimo: si ammollano i semi per il tempo indicato e  si versano nel sacchettino(lo trovate in vendita nei negozi di alimentazione naturale, ma personalmente ho usato anche un calzino!).  In questo modo sciacquare i semi due o tre volte al giorno sarà veloce e facilissimo anche in campeggio o in barca.  Fatto importante che impedirà il formarsi di muffette indesiderate. Dunque un metodo facile, economico, naturale, adatto anche a grandi quantità di semi, di sicura igiene.  Una volta che i semi saranno giunti a germogliazione si sciacqueranno bene e saranno pronti per il consumo, tranne come abbiamo detto quelli di legumi che necessiteranno di breve cottura.

I germogli  devono essere consumati al massimo entro 48 ore , conservati in frigo in un barattolo di vetro ben chiuso eliminando tutta l’umidità. I più sottili appassiscono presto e si devono consumare subito.

IDEE DA REALIZZARE

*Palline di ricotta ai germogli di crescione (4 persone)

Ingredienti: 50 g di semi di crescione, 250 g di ricotta di capra, 2 cucchiai di sesamo, 2 cucchiai di mandorle sgusciate

In una terrina ridurre la ricotta in crema lavorandola con la forchetta. Unire i germogli e amalgamare tutto con delicatezza. Unire quindi le mandorle ridotte in farina(va bene un macina caffè o un macina spezie) e mescolare bene l’impasto. Formare delle palline e rotolarle nel sesamo leggermente tostato(tostarlo in padella fino a veder saltare i primi chicchi: va mescolato continuamente). Le palline vanno servite in piccole scodelle o piattini accompagnate da insalatina di stagione.

 

*Il pane di grano germogliato

Attribuito ora agli Hunza, ora agli Esseni, questo è sicuramente un pane dall’alto profilo nutrizionale. Riuscire nella produzione di questo pane richiede qualche prova e un po’ di spirito di avventura ma vi ci potete cimentare con successo.  Mettere a germogliare i chicchi di grano o di un cereale a scelta vostra. Quando i germoglietti saranno lunghi non più di 0,5 cm sciacquarli bene. Ora sarà necessario un pestello particolare, il suribachi, che con le sue zigrinature permette di ridurre questi semi in una poltiglia cremosa (non è proprio la stessa cosa ma va bene anche un mixer). Stendere questo impasto in uno strato non più alto di 0,5 cm e con il coppa ??pasta ricavate delle gallette (potete anche tagliarle in forme diverse con una rotella per ravioli).  Si procede quindi con l’essiccazione. E’ bene possedere un essiccatore elettrico che andrà tarato a non più di 40 gradi. Le ore di essiccazione sono molte, c’è chi parla di giorni. 15 ore sono in genere sufficienti. L’essiccatore compie il lavoro che in tempi antichi era del sole, chi ne ha possibilità può con un po’ di esperienza essiccare al sole. Personalmente ho posto le gallette vicino al forno aperto della stufa a legna per circa 15 ore. Ho assaggiato ottime gallette essiccate vicino alla stube, ma anche vicino al termosifone.  Questo pane si conserva anche per settimane se correttamente prodotto.

Maria Sole Crosato


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Vitamina K e D, due piatti di una bilancia?

Postato da Alice Peltran il 7 marzo 2016 – 11:55 -

La vitamina D potralimentazione-corretta_ossa-300x336ebbe essere un’ottima candidata al premio Oscar come “vitamina più famosa dell’anno”, studiata non solo per il suo ruolo di protettrice delle ossa (conosciuto già da decenni), ma anche per la sua azione simil-ormonale che influisce sul nostro sistema immunitario e sullo stato di salute generale (a tal proposito si veda l’articolo http://www.spigadoro.org/lesperto-risponde/esposizione-solare-e-vitamina-d/ ). Sappiamo che la vitamina D viene prodotta grazie alla luce solare e che le principali fonti alimentari sono animali (latticini provenienti da mucche allevate all’aperto e pesce, soprattutto se vive in mari freddi). Purtroppo nella nostra fascia climatica la carenza è ormai “un’epidemia” e per questo viene spesso integrata durante i mesi invernali, a volte senza troppo controllo sul dosaggio e la frequenza di assunzione oppure senza previa valutazione delle nostre riserve nel sangue. Recenti studi hanno messo in luce un aspetto sottovalutato anche da noi professionisti: nonostante un’ipervitaminosi sia rara, sembra che l’integrazione della sola vitamina D in alcuni casi possa ritorcersi contro. Il nostro organismo, infatti, è una macchina molto complessa e l’ingranaggio che mantiene sane le nostre ossa (e non solo) funziona se vi è un equilibrio tra vitamina D, calcio e… vitamina K!

La vitamina K non ha sempre le attenzioni che merita e possiamo dire che forse in futuro diventerà famosa quanto la D visto che se ne stanno scoprendo nuove proprietà. Esistono due forme di vitamina K: K1 e K2. La K1 è quella maggiormente presente negli alimenti (spinaci, lattuga, broccoli, cavolini di Bruxelles, cime di rapa, ecc.), è la più conosciuta e ha il compito di far produrre fattori di coagulazione del sangue in modo da prevenire le emorragie. La K2 invece è più “misteriosa” e le ricerche a riguardo sono recenti e non sempre confermate, ma sembra che possa aiutare a prevenire malattie cardiovascolari, calcificazione delle arterie, vene varicose, problemi cerebrali, osteoporosi, caduta dei denti, diversi tipi di tumore e infezioni. Questa viene prodotta anche dai nostri batteri intestinali nel colon, ma l’assorbimento sembra non essere rilevante. In realtà per K2 si intende un insieme di composti diversi, ma che hanno la stessa attività biologica e si possono trovare in cibi animali (es. nel fegato dei ruminanti) o nei cibi fermentati come i formaggi (in particolare ricotta) e il natto (fagioli di soia fermentata di tradizione giapponese). Gli studi sono pochi, ma se questi composti derivano dalla fermentazione batterica possiamo ipotizzare che si possano trovare anche nelle verdure latto-fermentate come i crauti crudi (in uno studio si sono trovate piccole quantità di K2 nei crauti industriali e quindi pastorizzati) e nel kefir (latte fermentato).

Purtroppo è molto difficile indagare una carenza di queste vitamine perché con le classiche analisi del sangue si valuta solo l’apporto del giorno precedente, per cui poco significativo. Mi viene però spontanea una riflessione: le vitamine K hanno emivita breve, cioè devono essere introdotte ogni giorno con l’alimentazione, e il loro assorbimento dipende dallo stato del nostro apparato digerente, dalla produzione di bile e succhi pancreatici (sono assorbite come i grassi) e dalla flora batterica intestinale. Quanti di noi consumano verdure a foglia verde o alimenti fermentati tutti i giorni? E quanti di noi hanno un intestino perfettamente in salute e nessun disturbo digestivo? Messa in questi termini, forse nella popolazione la carenza di questi nutrienti è più diffusa di quanto si pensi.

Un buon motivo per porre attenzione al nostro apporto di K2?

È proprio lei ad agire in sinergia con la vitamina D per mantenere in salute le nostre ossa!

Sappiamo che la vitamina D aumenta l’assorbimento del calcio, ma ci sono evidenze che sia la vitamina K2 a indirizzare il calcio verso lo scheletro, prevenendone il deposito nei posti sbagliati (es. organi, articolazioni, arterie). La maggior parte delle placche arteriose, infatti, è formata da depositi di calcio. La K2 attiva l’ormone osteocalcina, prodotto dagli osteoblasti, che è necessario per legare il calcio nella matrice ossea e proprio l’osteocalcina sembra prevenirne il deposito nelle arterie! Per fare un esempio, possiamo immaginare di andare a teatro: la vitamina D è il controllore che sta all’ingresso e fa entrare solo le persone che hanno il biglietto (ovvero il calcio), mentre la K2 è la maschera che accompagna le persone al loro posto. In altre parole, senza la K2 il calcio che viene fatto assorbire dalla vitamina D potrebbe lavorare contro di noi depositandosi nelle arterie invece che nelle ossa! Questo però vale se la vitamina D è assunta come integratore, cioè se risulta in eccesso rispetto alla K, situazione poco probabile se si prendono queste vitamine dai cibi e non dagli integratori.

In alcuni studi si è visto che la tossicità da supplementazione di vitamina D era dipendente dalla carenza di vitamina K2, per questo è consigliato di assumere integratori di entrambe le vitamine qualora vi sia necessità. Se invece non c’è una carenza sarà sufficiente esporsi al sole per almeno 10-15 minuti al giorno (dalle 10 alle 14 circa) e introdurre nella dieta kefir e crauti, anche quotidianamente, e ricotta (biologica e di solo siero) una volta alla settimana. Meglio invece evitare fegato e altri tipi di formaggio che oltre alla vitamina K (che probabilmente deriva dai mangimi negli animali di allevamento intensivo) portano con sé non pochi effetti collaterali. L’argomento è complesso e non ancora chiarito, ma di sicuro di grande interesse. Potete approfondire con questi i link a fondo pagina che sono ottime sintesi degli studi fino ad oggi disponibili.

Quello che dovrebbe farci riflettere è che ancora una volta “equilibrio” è la parola chiave. Così come lo scheletro si mantiene sano se c’è un perfetto bilanciamento tra calcio, vitamina D e vitamina K (e chissà cos’altro ancora…), tutto il nostro organismo e anche il mondo che ci circonda è basato sul mantenimento di un equilibrio dinamico (omeostasi) che può essere alterato nel bene e nel male.

Dobbiamo renderci conto che le nostre conoscenze (non solo riguardo la salute) sono molto limitate, sono solo la punta dell’iceberg ed è impossibile ricreare la natura in una pillola che idolatriamo come una sfera magica capace di risolvere tutti i nostri problemi. Ora chiunque può acquistare un integratore al supermercato quando invece è difficile anche per un esperto saper consigliare il giusto prodotto e nelle giuste dosi ed è quasi sempre necessaria un’attenta analisi delle carenze in atto.

La natura ci fornisce tutto ciò di cui abbiamo bisogno a patto che non siamo noi ad alterare lei; se impariamo a rispettare l’ambiente, le stagioni, i cicli vitali, il ciclo sonno-veglia, se ci muoviamo tutti i giorni e mangiamo alimenti naturali, trattati il meno possibile, variando molto e seguendo le giuste proporzioni è probabile che non avremo bisogno di ricorrere a surrogati.  Certo, è un percorso duro per la società attuale, che richiede studio, organizzazione, a volte un po’ di faccia tosta e soprattutto grande motivazione.

Dott.ssa Alice Peltran, Biologa Nutrizionista

Link di approfondimento:

http://articles.mercola.com/sites/articles/archive/2011/03/26/the-delicate-dance-between-vitamins-d-and-k.aspx

http://www.evolutamente.it/il-contenuto-di-menaquinone-la-vitamina-k2-nei-prodotti-animali-e-nei-cibi-fermentati/

http://www.nutrizionenaturale.org/vitamina-k/


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Spunti di approfondimento dalla dott.ssa Roberta Franceschini

Postato da Michela Trevisan il 15 febbraio 2016 – 09:00 -


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Pasta per adulti o bambini?

Postato da Michela Trevisan il 8 febbraio 2016 – 14:00 -

pastaDopo l’allattamento viene naturale introdurre il più presto possibile i bambini alla tavola con i genitori, fratelli e famiglia allargata; negli ultimi anni alcuni pediatri suggeriscono anche l’autosvezzamento, dove ai bambini vene offerto da subito il cibo preparato per tutta la famiglia.

Ma ci troviamo però di fronte ad un problema che non avevamo messo in conto: nei supermercati viene venduto cibo per adulti, quello per bambini è in un reparto a parte (come emerge dai test effettuati dalla rivista “Il Salvagente”). Qui troviamo le farine precotte, la pastina, l’olio.. che a volte ci sembrano proposte eccessive, dettate solo dal business del mercato e ci viene da chiederci: “ma come, l’olio per i bambini, non va bene quello buono che usiamo noi a casa?”. E così potremmo pensare del riso per bambini, della pastina.

Al di là del fatto che in effetti gli alimenti per la prima infanzia fanno business, il problema è che gli alimenti per adulti potrebbero non andare bene per i nostri bambini (e non solo durante lo svezzamento) perché hanno, per legge, limiti di residui di sostanze tossiche più elevati, mentre negli alimenti venduti per la prima infanzia vi sono regole più restrittive sui residui di pesticidi, micotossine e altri inquinanti. Continua a leggere »


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NUTRICOSMETICI: connubio sinergico tra nutrizione e cosmesi

Postato da Laura Gregnanin il 1 febbraio 2016 – 11:00 -

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La bellezza e la salute della pelle dipendono in grande misura dalla dieta quotidiana: cosa mangiare per mantenere in salute la pelle e rallentare l’invecchiamento cutaneo? Sempre più spesso si parla di Nutricosmetici e di Nutricosmetica: di cosa si tratta? L’enciclopedia Treccani definisce il nutricosmetico come “Integratore alimentare che svolge un’azione benefica di nutrimento della pelle”; si tratta infatti di ingredienti alimentari funzionali che apportano benefici cutanei attraverso l’assunzione orale.
L’efficacia di questi benefici aumenta se, in contemporanea, si utilizzano cosmetici specifici, con sostanze attive, in grado di agire positivamente sulla cute. Si parla di trattamenti “In e out” che associano l’utilizzo di integratori alimentari (In) e di prodotti topici (Out) per ridurre inestetismi e danni causati da diversi fattori.

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Buon 2016, anno internazionale dei legumi

Postato da Michela Trevisan il 11 gennaio 2016 – 11:51 -

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Questo è finalmente l’anno di riscatto dei legumi! dopo esser stati banditi dalle tavole nella convinzione che vi siano proteine di diverse levature e che quelle nobili stiano nella carne, perché sono ricchi di carboidrati e fanno ingrassare, perché danno meteorismo, finalmente i legumi tornano alla ribalta con grande clamore.

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Dal sito “Cosmesi e dintorni”: FILTRI SOLARI – ULTIME NOVITA’

Postato da Laura Gregnanin il 21 dicembre 2015 – 10:00 -

Dal sito di “Cosmesi e dintorni” un articolo di approfondimento sulle ultime novità a proposito di filtri solari presenti nelle creme da giorno, nei prodotti per capelli e soprattutto nei solari. Alcuni filtri solari ammessi per legge sono stati vietati per il loro potere irritante e per la possibile penetrazione cutanea; la ricerca apre gli orizzonti verso altre sostanze di origine naturale che vengono studiate per un loro possibile impiego.

http://cosmesiedintorni.blogspot.it/
filtri solari e fo


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